Avellino, il Tar a favore del Comune: prima il diritto alla salute

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Il Tar di Salerno ha bocciato l’appello di una società che aveva adottato l’ordinanza al “Regolamento sale da gioco e giochi illeciti per la prevenzione e il contrasto delle ludopatie”. Una deliberazione, che senza troppi “spiegoni “, sancisce come sostanziale il diritto alla salute, così come assicurato dalla Costituzione, rispetto alla stessa libertà di impresa. Un meccanismo destinato a fare la scienza del diritto in quanto sancisce la legge che un consiglio comunale deve porre in essere tutte i progetti possibili per contrastare quello che è ormai un vero e proprio problema sociale.

Regolamento degli orari d’esercizio e articolo 31

A proporre l’appello, contro il quale il Comune di Avellino si è istituito in giudizio, il procuratore rappresentante di una sala da gioco piuttosto centrale a cui si sono accumulati altri tre gestori del settore, per richiedere la cancellazione dell’ordinanza di consiglio comunale e della successiva delibera sindacale che ha regolato gli orari di svolgimento dell’attività e di funzionamento degli apparecchi da intrattenimento con vincite di denaro. Stando a quanto riporta ilciriaco.it, le associazioni intermittenti fanno fronte a disposizioni Comunali davvero gravose e limitative per lo svolgimento dell’attività del gioco lecito nel campo del territorio comunale, sia per quanto riguarda il regolamento degli orari di esercizio, che per l’ubicazione della sede degli esercizi nonché, infine per l’efficienza temporale dei consensi già esistenti, trasformati da permanenti triennali.

Per gli amministratori delle sale da gioco, il consiglio comunale non era preparato in materia di regolamento degli orari di svolgimento delle attività. Una ragione senza fondamento  per il Tribunale amministrativo, in quanto gli interventi normativi per contrastare la ludopatia sono riferiti alla tutela del diritto alla salute, così come stabilito dall’articolo 32 della Costituzione, assegnata alla potestà legislativa concorrente dello Stato e delle Regioni. Prive di fondamento anche le censure destinate a confutare le inadempienze del principio di proporzionalità, nonché dei principi costituzionali d’uguaglianza, di buona amministrazione e di salvaguardia dell’iniziativa economica privata.

Libertà d’iniziativa economica

Sull’argomento il Tribunale è deciso “la libertà di iniziativa economica non è illimitata, poiché può non può compiersi in contraddizione all’utilità sociale o in maniera da portare danni alla libertà, alla sicurezza, alla dignità umana, all”ex articolo 41 della Costituzione. Ne consegue che l’ordine costituzionale, di cui la regolare deplora l’infrazione, consente blocchi all’iniziativa economica in presenza di eminenti esigenze collegate alla tutela di interessi sostanziali, come la salute pubblica”.

Infine, stando a quanto dichiarano i magistrati, la sanzione presa emerge pertinente ai principi di uguaglianza, di buona amministrazione e di proporzionalità, in quanto realizza un logico contemperamento tra libertà d’impresa e la tutela della salute pubblica, in armonia con la situazione di fatto apparsa in sede istruttoria e con il fine prefissato. Bocciata anche la parte di ricorso riguardante la collocazione dei punti in questione. Le attività di gioco devono essere situate a 500 metri di distanza da istituti scolastici, luoghi di culto, banche, agenzie di prestiti di pegno e altri luoghi considerati sensibili.

Katia Di Luna

 

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