Bergamo, allarme gap: nuova preoccupante impennata post pandemia

65 0

Il Corriere di Bergamo lancia l’allarme sul fenomeno del gioco d’azzardo patologico tornato nella bergamasca ai livelli pre pandemia, dopo il calo causato dalle restrizioni anti Covid. “L’aumento delle persone in povertà è un fattore di rischio, il gioco è considerato una facile soluzione ai problemi — afferma Michele Sofia, direttore sanitario di Ats Bergamo — Dopo la fine delle restrizioni, stiamo assistendo a una nuova preoccupante impennata. Per questo è necessario, prima che occuparsi della cura, agire sulla comunicazione e sulla prevenzione, coinvolgendo diversi ambiti e contesti sul territorio e individuando i soggetti più fragili ed esposti al gioco on line”. Si stima che, tra il 2017 e il 2019, ci fossero 28 mila giocatori problematici adulti più un migliaio di minorenni. Sono persone che tentano la fortuna più di quanto dovrebbero, spendendo troppo e con ricadute nelle relazioni sociali, senza per forza aver sviluppato una dipendenza. Di quei giocatori, solo 484, nel 2019, si erano rivolti ai servizi competenti delle Asst. Non si sa quanti siano “guariti”. A fronte di tutto ciò, per prevenire l’ulteriore diffusione del fenomeno, l’Ats di Bergamo ha lanciato una campagna di comunicazione. Il progetto fa parte di ‘Gap’, il piano di prevenzione dalle dipendenze. Gli studenti di 15 istituti bergamaschi hanno partecipato al processo creativo che ha portato a ideare clip per Facebook e Instagram, disegni e slogan per i manifesti affissi e presenti nei supporti esterni alle edicole cittadine, sotto il coordinamento dell’agenzia Moma Comunicazione. I destinatari della prima campagna di comunicazione sono i familiari dei giocatori. «Il gioco d’azzardo è più difficile da curare rispetto ad altre dipendenze — spiega Luca Biffi, responsabile dell’Unità operativa semplice Prevenzione delle dipendenze di Ats Bergamo —. Spesso è chi vive accanto al malato a fare il primo passo, il giocatore chiede aiuto quando ormai si è rovinato o indebitato. Non esiste un metodo standard di trattamento: ogni singolo caso è valutato da un team multidisciplinare che comprende, tra le varie figure, assistenti sociali, psicologi, educatori. La cura può essere medico farmacologica, con ansiolitici e antidepressivi, come psicologica. Il percorso terapeutico personalizzato è di lunga durata e prevede ricadute”.

La Redazione

Nessun commento

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.