Bologna, in calo i dati sul gap negli ultimi 3 anni

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Nel 2017 erano state 200 le persone con dipendenza da gioco d’azzardo presentatesi ai Serd di Bologna per ricevere aiuto. Nel 2018, 186. Diminuisce così il numero complessivo di persone prese in carico. E’ quanto reso noto dal Rapporto annuale sulle dipendenze relativo all’area metropolitana. Nel 2018, 89 persone si sono rivolte ai servizi sanitari contro le 92 del 2017 e le 103 del 2016.

Un quadro complessivo che cozza con quello allarmante prospettato dalla politica regionale proprio in questi mesi. Basti pensare alla legge n.4 del 2013, modificata nel 2018 che ha introdotto le distanze minime di 500 metri dai luoghi sensibili con il conseguente rischio di chiusura per molte attività ()http://cifonenews.it/bologna-chiude-punto-snai-il-titolare-ora-sono-disoccupato/. L’alternativa, là dove sia possibile, è la delocalizzazione. Solo a Bologna sono 52 le sale giochi che rischiano da subito la chiusura per effetto della normativa sul gioco d’azzardo. Dal rapporto annuale sulle dipendenze è emerso anche l’ aumento dell’età media (49.9 anni) e la percentuale al femminile (19%). In calo la quota di non nativi e quella di soggetti con scolarità medio alta. Il 42% dei soggetti è celibe o nubile, il 25% divorziato. Nel 60% dei casi si tratta di persone con un lavoro o un lavoro precario. Il 21% è in cerca di un lavoro.

Intanto a Bologna come nel resto dell’Emilia Romagna, operatori del gioco, associazioni di settore, legali e sindacalisti continuano a chiedere un’ulteriore proroga dell’entrata in vigore della legge regionale sul distanziometro.

La Redazione

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