Camera, FI: “Necessario intervento normativo sul gioco legale”

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Il deputato di Forza Italia, Mauro D’Attis, in commissione Bilancio alla Camera ha dichiarato: “Richiamo l’attenzione del Governo e dei relatori sulla necessità di dare un segnale a favore del settore del gioco pubblico legale che occupa circa 140.000 famiglie e produce un gettito per il bilancio dello Stato pari a circa 10 miliardi di euro”. Il riferimento è all’art. al Dl Rilancio, a sua prima firma, volto a prevedere un credito d’imposta pari al 60 per cento delle spese sostenute, da riconoscere ai soggetti che abbiano provveduto all’adeguamento tecnologico degli apparecchi da gioco. Emendamento poi respinto dalla Commissione.

Inoltre D’Attis ha ricordato “l’importanza di un intervento normativo a favore del richiamato settore anche per contrastare il settore del gioco illegale, così come da tempo evidenziato dalle associazioni di categoria nonché dai rappresentanti della Polizia di Stato e della Guardia di finanza”. Il deputato ha chiesto al Governo e ai relatori che “nell’ambito del decreto-legge in esame si dia un segnale anche in considerazione del fatto che sono stati presentati diversi emendamenti anche da parte dei gruppi di maggioranza. Su tale delicata questione occorre evitare un atteggiamento di mero pregiudizio politico e che sia necessario procedere a un riordino normativo dell’intero settore. Numerosi provvedimenti legislativi sono spesso finanziati proprio con le entrate derivanti dal gioco legale”. Su tali criticità ha chiesto “una presa di posizione chiara da parte del Governo e della maggioranza e un’assunzione di responsabilità da parte del Parlamento chiamato anche ad una presa di posizione contro il gioco illegale”.

Anche Paolo Russo (Fi) ha evidenziato come la discussione su tale emendamento “pone all’attenzione della Commissione un tema più generale, ossia la volontà del Governo e della maggioranza sull’abolizione del gioco legale nel nostro Paese, posizione che sarebbe legittima ma che deve essere dichiarata in modo esplicito. In caso contrario non ha invece senso discriminare con pervicacia gli operatori economici del comparto del gioco per ragioni puramente pregiudiziali. Tale discriminazione va a favorire le forme digitali di gioco da remoto, che, oltre ad essere spesso illegali, privano lo Stato delle preziose risorse economiche derivanti dal prelievo erariale applicato al gioco d’azzardo”.

La Redazione

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