Cardia (Acadi): “Il distanziometro non cura, ghettizza e incentiva i profili patologici”

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Il presidente di Acadi, Geronimo Cardia in occasione dell’evento di presentazione del Manifesto per la cultura del gioco legale, ha fatto una lunga riflessione sulle misure anti gioco previste dalla legge regionale laziale: “Ad agosto entra in vigore nel Lazio il distanziometro espulsivo per le realtà pre-esistenti del gioco pubblico. Abbiamo visto che a monte del ragionamento c’è un tema tecnico urbanistico di base, secondo cui all’offerta pubblica di gioco un siffatto distanziometro finisce per imporre un divieto sulla sostanziale totalità del territorio regionale (Roma e Frosinone oltre il 99%). Ci sono le conseguenze immediate di questo divieto sostanzialmente assoluto sul piano sociale, occupazionale ed economico che non sono di poco conto, soprattutto in tempi di oggettiva sofferenza post pandemica. E su queste posso anche capire vi sia il dubbio di qualcuno se pensa al giusto principio della necessità del contemperamento di diversi interessi. Ma in realtà – ha spiegato Cardia – occorre fare i conti con il fatto che ci sono conseguenze oggettive del divieto assoluto sul piano di tanti altri interessi generali altrettanto importanti. Lo è stato detto oggi: la mente corre alla necessità di presidio dei territori con offerta ridotta sì ma capillare per il contrasto all’illegalità. E la mente corre anche alle esigenze di emersione del gettito erariale di risorse altrimenti sommerse.

Ma la cosa che consente di fare ragionamenti obiettivi senza il timore di sbagliare è che un distanziometro espulsivo finisce per essere anche contro il principio costituzionale della tutela della salute, finisce per essere contro lo scopo per cui è stato istituito: non cura, ghettizza ed incentiva i profili problematici e patologici relegandoli ai margini della società, finisce per essere concentrato nelle zone periferiche a maggiore densità abitativa con ciò al limite penalizzando la popolazione razionale (lo dico per coloro che per gli utenti razionali sostengono che non vedere equivalga a non scegliere anche se il punto non è così condiviso come viene rappresentato). Molte Regioni – ha sottolineato Cardia – consapevoli di questo, hanno fatto un autentico revirement (la Puglia, la Campania, il Piemonte sono solo un esempio): oltre la metà delle 21 Regioni che hanno emanato distanziometri rivelatisi in concreto espulsivi son tornate sui loro passi modificando i parametri urbanistici, facendo salve le realtà preesistenti, indicando delle chiare misure di politica attiva per un concreto contrasto al disturbo da gioco d’azzardo o prorogando i tempi dell’entrata in vigore dei distanziometri in attesa della riforma nazionale. L’Intesa del 2017 tra Stato / Regioni / Enti Locali per parte della giurisprudenza ha principi che hanno valore cogente e tra questi si parla di distribuzione omogenea sui territori e certo non di espulsione. Anche la Delega ha cominciato il suo percorso, ce lo ha detto il Sottosegretario Freni anche oggi nel messaggio per il quale ho provveduto a ringraziarlo a nome degli organizzatori. La politica nazionale sembra volere concludere velocemente il percorso di riordino. D’altro canto il Diretto dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha ribadito anche ieri, alla presentazione di un importante lavoro portato a termine dalla Doxa nella prestigiosissima sede della Pontificia Università della Santa Croce a Roma, che la tecnologia può aiutare tantissimo per un concreto contrasto al disturbo da gioco d’azzardo. Gli strumenti ci sono (il registro di autoesclusione, il controllo all’accesso, la formazione la razionalizzazione dei punti per una distribuzione equilibrata etc). L’esercito degli operatori del comparto è a disposizione per continuare a dare il proprio contributo concreto al contrasto al DGA, a fianco dello Stato e delle Istituzioni locali e sanitarie. Servono solo stabilità e sostenibilità. L’unica cosa che non può verificarsi – ha chiosato il presidente di Acadi – è che prima che si compia efficacemente il percorso della Delega con l’applicazione di tutti questi principi, vengano nel frattempo banditi interi territori regionali per mere questioni urbanistiche non volute e dai riflessi così incoerenti rispetto allo scopo. Anche alla Regione Lazio va data quindi una risposta e ben prima della data fatidica di agosto 2022″.

La Redazione

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