Cardia (Acadi): “Serve una politica seria di prevenzione, intercettazione e cura, non un distanziometro espulsivo”

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Geronimo Cardia, presidente di Acadi (Associazione Concessionari di Giochi Pubblici) intervenendo al webinar “Legge sul gioco d’azzardo: occasione o trappola?” organizzato da Avviso Pubblico e Fondazione Adventum nell’ambito del progetto ‘Se questo è un gioco’, ha dichiarato: “Tutti gli operatori del comparto del gioco pubblico sono incaricati di pubblico servizio. La questione territoriale non è un problema che viene messo sul tavolo da parte degli operatori, ma è un problema dell’ordinamento giuridico, se ne parla dal 2011. Sono anni che il legislatore mette nelle leggi di bilancio l’obiettivo di fare una legge di riordino. Sulla questione territoriale va detto che nessuno vuole togliere il potere alle Regioni di legiferare, ma Stato e Regioni devono mettersi d’accordo, glielo chiede il legislatore. Faccio un esempio: oggi applicando il distanziometro a Roma, considerando i parametri stabiliti, praticamente non è possibile operare nel 99,30% del territorio, ce lo dice uno studio fatto dagli urbanisti. Non possiamo fare finta di non vedere cosa comportano queste norme regionali. Un divieto del 99% sul territorio, che porta la sostanziale eradicazione del gioco, a noi piace? Questa è la domanda. In caso affermativo – ha aggiunto Cardia – basta sostituire la legge che dice di voler diminuire il gioco sul territorio con una che più trasparentemente stabilisca che da oggi il gioco è totalmente vietato su tutto il territorio della regione, si tratta di una scelta politica. Questo però sarebbe un ritorno al passato, agli anni 2000, e significherebbe calpestare tutto quanto è stato detto dalle autorità investigative nel corso del tempo. Ribadisco che non c’è un braccio di ferro tra le istituzioni, ma si tratta di una sorta di corto circuito. Probabilmente la permanenza di questa situazione è dovuta alla mancanza di volontà. Con la situazione di oggi è come dire alle periferie: questo è il gioco pubblico, tenetevelo per voi”.

E ancora il presidente Acadi: “Le infiltrazioni criminali sono ovunque, anche nella vita privata delle persone e nel terzo settore, l’attenzione massima è dove ci sono grandi possibilità di guadagno. Lo dicono tutte le autorità investigative. Il settore del gioco è molto controllato, c’è massima trasparenza, grazie a questo le autorità investigative sono in grado di individuare chi si permette di infiltrarsi, quali altri comparti hanno lo stesso livello di trasparenza? Serve una politica seria di prevenzione, di intercettazione dei giocatori che possono avere problemi, di cura, non un distanziometro espulsivo, questo non lo condivido. L’istituzione di un registro di autoesclusione serio, che si occupi della persona e la assista, è fondamentale. La tecnologia oggi è a disposizione. Bisogna agire sulla prevenzione, è un peccato che con il divieto di pubblicità non sia stato possibile fare pubblicità progresso. Sui minorenni servono più controlli, se si elimina il gioco pubblico i minori continuano a giocare. Gli esercizi generalisti sono molto importanti perchè solo loro, con un processo di qualificazione dell’offerta, possono agire per tenere lontano il giocatore problematico. Sono fondamentali per il raggiungimento di tutte le finalità. E’ sbagliato dire – ha chiosato Cardia – che l’intesa Stato-Regioni del 2017 non è stata attuata, perchè questa prevedeva una riduzione delle macchine da gioco che è effettivamente avvenuta. Oggi sono 261mila, meno di quelle che erano state previste”.

La Redazione

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