Cifone (Acogi): “Confusione nel betting; acque torbide per nascondere i veri obiettivi”

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Quanto accaduto negli ultimi giorni nel settore del betting italiano preoccupa l’Associazione Acogi, guidata da Ugo Cifone. «Pur avendo sempre invocato il confronto e l’ascolto da parte di istituzioni e Legislatore nei confronti di associazioni di categoria e addetti ai lavori – dichiara il presidente dell’Acogi – sembra che la situazione attuale stia degenerando a favore di una confusione senza via di ritorno».
Il riferimento è alle dichiarazioni seguite alla Convention di Snai dell’ex numero uno dell’azienda di Porcari, Maurizio Ughi che invoca una emigrazione all’estero da parte di tutti i soggetti operanti in Italia, commentando la sentenza della Cassazione a favore di Giovanni Garrisi, manager di Stanley. «La sentenza della Cassazione si è limitata ad esprimere e a confermare dei principi giuridici del nostro ordinamento ovvero l’impossibile doppia imposizione fiscale per un soggetto esterno che operi anche in Italia – prosegue Ugo Cifone – e non presenta alcuna novità. Un imprenditore di lungo corso come Ughi dovrebbe invocare invece l’ascolto e l’accoglienza delle istanze dei soggetti che ogni giorno raccolgono il gioco per conto dei concessionari o degli operatori, soggetti che non vengono assolutamente garantiti, tutelati nella propria attività lavorativa e che oggi sono allo stremo delle risorse».
Secondo il presidente dell’Acogi, quindi, il vero obiettivo di questo momento storico per il settore delle scommesse italiano sarebbe la tutela della piccola imprenditoria che costituisce la rete di gioco. «Bene ha agito Ginestra – continua Cifone – che per una questione di coerenza e non di profitto ha preferito rimanere a capo della sua associazione, per progetti di ampio respiro, ma rivolti ai veri soggetti lesi dall’attuale situazione: la rete». «E’ fondamentale – conclude Cifone – che chi davvero conosce il settore e ha voglia di chiarezza e di coerenza, riconosca le vere problematiche e le denunci. Allo stesso tempo è necessario che il Legislatore metta da parte la ragion di cassa per una più lungimirante e opportuna crescita che parta dalla base, dai lavoratori. In qualità di esperto del settore, sempre attento all’evolversi degli interventi statali nel comparto, e per quello che riguarda la categoria difesa dall’Associazione che presiedo, ritengo che solo l’unione dei CTD in un fronte comune, e la compattezza della categoria dei lavoratori del mondo del betting, possa portare lo Stato a miti consigli al fine di predisporre tavoli tecnici per individuare la giusta soluzione che contemperi gli interessi delle parti coinvolte. Se ciò non accade le prospettive di una ripresa saranno solo un miraggio».

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