Cosa succederà dopo il 6 aprile? Al vaglio del governo due ipotesi sulle riaperture

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Cosa succederà il 6 aprile quando scadrà l’attuale dpcm? E’ probabile che servirà un nuovo decreto contro la diffusione del contagio da Covid-19. Al vaglio del governo due ipotesi: da una parte una mini-proroga, di pochi giorni, delle regole attuali e dall’altra un nuovo provvedimento che vada verso una serie di riaperture graduali, a partire da quella della scuola anche in zona rossa. La discussione, comunque, è ancora a uno stato primordiale. Ieri il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha incontrato il Comitato tecnico-scientifico e il ministro della Salute, Roberto Speranza, per fare il punto sulla curva epidemiologica. Nessuna decisione per il momento: il decreto dovrebbe arrivare la prossima settimana. Una delle ipotesi di cui si parla con più insistenza in queste ore è quella di una mini-proroga di 7 o 10 giorni delle regole attualmente in vigore. Intanto nell’ultimo bollettino del Ministero della salute di ieri si registra un nuovo picco di decessi: 551 morti Covid e 18.765 contagi su 335.189 tamponi. Il tasso di positività scende al 5,6%, la Regione in cui si registra il più alto numero di nuovi contagi su base giornaliera è la Lombardia.

Unica luce in fondo al tunnel rimangono i vaccini che per tardano ad ingranare, mentre si pensa ad un nuovo modus operandi, così come spiega  il nuovo capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio in un’intervista al Corriere della Sera: “Ora che si finirà di vaccinare gli ultra ottantenni, le categorie fragili, i docenti le forze armate e di polizia e di Protezione civile, bisogna tornare alle fasce d’età. L’unico criterio deve essere questo. Le mancate consegne hanno certamente provocato un rallentamento, ma stiamo recuperando bene. Entro la fine del mese arriveranno 4 milioni e mezzo di dosi: da 200mila al giorno, a regime dobbiamo arrivare a 500mila. Se le case farmaceutiche rispetteranno le scadenze a fine giugno ce la faremo. Credo debbano essere creati hotspot vaccinali in ogni città – ha aggiunto Curcio – Siamo pronti anche ad allestirli secondo criteri uguali ovunque. Grande parcheggio, entrate e uscite separate, aree di attesa, medici che verificano le condizioni di idoneità, sale per l’inoculazione e altre dove aspettare i 15 minuti obbligatori”.

La Redazione

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