De Raho: “Le mafie sono entrate nello sport, nel calcio”

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“Occorre evitare ogni sorta di inquinamento negli ambienti sportivi e tenere alta la guardia. Le società sportive, a cominciare da quelle calcistiche, rappresentano un boccone ghiottissimo per la criminalità organizzata. Tra doping, frodi sportive, corruzione che investe anche soggetti terzi come gli arbitri, lo scenario è vasto e densamente popolato. Ancora oggi assistiamo nel calcio a situazioni di grandi e potenziali rischi che permangono. Lo sport ha un importante ruolo nel gioco della trasparenza, della integrità e della correttezza. Le mafie sono entrate anche nello sport, nel mondo del calcio. Bagarinaggio e influenze negli incontri, calciatori del Napoli che hanno rapporti coi camorristi. A volte le mafie cercano anche di acquisire società sportive minori che creano consenso nei luoghi dove operano. L’antidoto a tutto questo sono le regole e chi opera nello sport e chi lavora nello sport deve ancora di più reagire alle situazioni che creano scorrettezze”. E’ quanto ha dichiarato nei giorni scorsi il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho a Formia in occasione del corso per formatori tecnici di taekwondo. Dichiarazioni che ha ritenuto opportuno chiarire in seguito in un’intervista al Mattino (https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/cafiero_de_raho_calciatori_napoli_camorra_mafia-4793555.html): “A dire il vero ho parlato di tante situazioni: dagli ultras juventini legati alla ndrangheta al calcio-scommesse, per finire alle numerose inchieste in materia di frodi sportive. Ho anche fatto riferimento alle stesse frequentazioni pericolose tra alcuni calciatori del Napoli, e non solo, con alcuni ambienti camorristi. Ma ho parlato in generale, e senza riferirmi a situazioni particolari. E aggiungo che bene ha fatto il presidente del Napoli, De Laurentiis, a inserire una clausola generale di contratto che impone a tutti i calciatori della squadra di non avere alcun tipo di relazioni con soggetti legati a ogni forma di criminalità”. De Raho ha concluso ricordando: “Al di là della posizione rigorosa che dobbiamo tutti assumere, l’antidoto a tutto questo resta il rispetto delle regole. Chi opera e chi lavora nello sport deve ancora di più reagire alle situazioni che creano scorrettezze. Il coraggio è l’arma per combattere la criminalità”.

La Redazione

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