Di Maio e Salvini contro gioco d’azzardo e cannabis light

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Restrizioni e proibizionismo su più fronti in Italia. I ministri Di Maio e Salvini pongono limiti rigorosi sul gioco e la cannabis legale.

Il vicepremier pentastellato, si è sempre dichiarato “contro il
gioco d’azzardo” e continua a ripeterlo anche nelle ospitate in tv.
“Io sono contro il gioco d’azzardo, quindi non scommetto mai. Qualunque tipo di scommessa. Ho abolito la pubblicità del gioco d’azzardo con il Decreto Dignità e quindi non voglio dare cattivo esempio” ha dichiarato da Cartabianca, trasmissione televisiva Rai.

Il vicepremier leghista invece si scaglia contro la cannabis e lancia nuove direttive sui negozi “dovranno rispettare distanza di 500 metri da luoghi a rischio, come le sale da gioco. Le preminenti ragioni della tutela della salute e dell’ordine pubblico messe in pericolo dalla circolazione di siffatte sostanze dovranno, altresì, essere segnalate agli enti locali affinché le tengano in debita considerazione in relazione alle possibili nuove aperture di simili esercizi commerciali, prevedendo una distanza minima di almeno cinquecento metri dai luoghi considerati a maggior rischio”. E’ quanto si legge nella direttiva del Viminale, voluta da Salvini, relativa ai negozi di cannabis light. La nuova direttiva sulla “commercializzazione di canapa e normativa sugli stupefacenti” prevede paletti più stretti sui requisiti per aprire esercizi commerciali, maggiori controlli, ma per il momento nessuna chiusura per i canapa shop. La localizzazione degli esercizi dovrà quindi tenere conto della presenza nelle vicinanze di luoghi sensibili quanto al rischio di consumo delle sostanze, come le scuole, gli ospedali, i centri sportivi, i parchi giochi, e, più in generale, i luoghi affollati e di maggiore aggregazione, soprattutto giovanile. “Un provvedimento comunale sul modello di quello che ha già interessato le sale da gioco, assunto nella consapevolezza che il consumo delle cosiddette ‘droghe leggere’ rappresenta spesso un viatico per l’assunzione di quelle pesanti” si legge ancora nella direttiva del Viminale.

La Redazione

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