Distante (Sapar) annuncia nuova protesta e chiede al Governo: “portabilità nulla osta, tassazione su cassetto, riconoscimento giuridico e riforma settore”

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Il presidente Sapar, Domenico Distante, annuncia una nuova manifestazione di protesta davanti a Montecitorio per i 20 febbraio e chiosa: “Il Ministro Tria e il Ministro Di Maio non sanno il lavoro che noi facciamo. Mentre il vicepremier continua a dire che ha colpito le lobby dell’azzardo con l’aumento del Preu, con il Decreto Dignità, con il decreto su reddito di cittadinanza e quota 100, non si rende conto che in realtà ha colpito i baristi, i tabaccai, le piccole e medie imprese che stanno sul territorio da 50 anni. Hanno chiuso negli ultimi 4 anni circa 1500 aziende del settore. Vorrei ricordare al Ministro che noi paghiamo oltre il 75% di tasse più quelle sugli utili di fine anno. Non ci confondete con altre realtà, noi siamo i gestori degli apparecchi da intrattenimento. Noi oggi annunciamo che il 20 febbraio, dalle ore 14 alle ore 19, faremo una manifestazione in piazza a Montecitorio perchè è la quarta volta che ci aumentano le imposte, con questi continui aumenti l’azienda non ha più margine, non capisco perchè le imposte vengono sempre prese solo dal settore degli apparecchi da intrattenimento, nessuno è ancora riuscito a spiegarmelo. C’è un grosso problema per i lavoratori. Con il Decreto Dignità si parla di disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese, io non capisco dove sta la dignità delle imprese e dei lavoratori del settore del gioco su questo decreto perchè ogni giorno ci massacrano. Entro 6 mesi il governo doveva proporre una riforma complessiva in materia di giochi, l’11 febbraio il tempo è scaduto, noi non abbiamo ancora visto nulla di tutto questo. Noi chiediamo il riconoscimento per quanto riguarda il nulla osta, vogliamo poter cambiare concessionario, serve la portabilità. Chiediamo la tassazione sul cassetto, aumentiamo le percentuali di vincita, aumentiamo la tassazione sul margine, facciamo vincere al giocatore il 90/88% e poi su quello che rimane paghiamo le tasse. Chiediamo anche il riconoscimento giuridico della nostra figura, noi siamo la tutela sul territorio del gioco legale. Poi vogliamo il riordino del settore giochi, non è possibile che ci siano provvedimenti, distanze, limiti orari a macchia di leopardo, e domani non sappiamo ancora cosa succede. Vogliamo una norma a livello nazionale. Così noi non possiamo fare investimenti. Sediamoci a un tavolo, ascoltateci, tutti gli appelli al Ministro Di Maio sono stati inascoltati, questo mi lascia dispiaciuto e amareggiato. I miei dipendenti non vogliono il reddito di cittadinanza, vogliono alzarsi la mattina e lavorare. I nostri sono dipendenti di Serie A ed è assurdo che oggi si vedano negare anche un finanziamento di 5mila euro perchè lavorano nel settore del gioco. Ci state costringendo a licenziare” ha concluso.

La Redazione

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