Divieto di pubblicità del gioco in tv ma non sugli scontrini della farmacia!

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Divieto di pubblicità al gioco. Questa volta pensavamo si facesse sul serio. Pensavamo che con il decreto Dignità si ripulisse un mondo inflazionato e stuprato da messaggi pubblicitari che invitano al gioco, al tentare la fortuna, con la prospettiva di diventare ricchissimi ma, nella realtà, con la certezza di rimanere sempre più poveri.

Una legge fortemente voluta dal Governo gialloverde, un decreto pensato e scritto dai cinquestelle, da sempre impegnati nella lotta alla ludopatia. Ancora riecheggiano le parole del vicepremier Di Maio dalle piazze di tutta Italia (http://cifonenews.it/dopo-anni-di-lavoro-contro-il-gioco-dazzardo-di-maio-dichiara-soddisfatto-nel-decreto-dignita-cera-una-battaglia-importantissima-e-adesso-e-legge/ ): “Più si è disperati più si cade nel vortice del gioco d’azzardo. Questo è un sistema che va cambiato, nel primo dl di questo esecutivo aboliamo la pubblicità”. Poi l’appello ai grandi testimonial: “Non si prestino più. Chiedo a grandi testimonial di non prestarsi più a questa roba che sta distruggendo le famiglie italiane. Il gioco di azzardo sta portando a picco quelli che i soldi non ce l’hanno”.

E poi, dopo anni di lavoro e l’approvazione della legge sul divieto di pubblicità del gioco d’azzardo, un giorno di ottobre del 2018, Di Maio dichiarava soddisfatto: “Nel Decreto Dignità c’era una battaglia importantissima che abbiamo combattuto per anni e adesso è legge. E grazie ad esso, oggi l’Italia è il primo Paese in Europa in cui è vietata la pubblicità sul gioco. Se vedete ancora qualche spot, è perchè fino a febbraio i contratti firmati possono continuare ad esserci. Da marzo non ne vedrete mai più. Abbiamo incontrato troppe famiglie che hanno perso tutto perchè il padre o la madre sono finiti nel vortice del gioco d’azzardo. Per il 90% chi gioca d’azzardo è venuto a conoscenza del gioco da uno spot pubblicitario dove c’era anche qualche calciatore che si è prestato a queste cose. Ma ora sono stati aboliti”.

Tutto bene fino a quando non ci si reca in una qualsiasi farmacia in città e sul retro dello scontrino cosa trovi? L’invito ad aprire un conto su GoldBet.it, con tanto di marchio delle Agenzie delle Dogane e Monopoli e un premuroso promemoria su come il bookmaker in questione sostenga il gioco responsabile. Ma come è possibile? La pubblicità al gioco non doveva essere vietata tout court? O solo dalle maglie dei calciatori?

Ci verrebbe da pensare che siamo di fronte al solito paradosso italiano: non si deve parlare di gioco d’azzardo in tv ma se vai in farmacia potresti ritrovarti tra le mani uno scontrino tappezzato di “inviti” a giocare, e non importa quanti anni tu abbia. La solita commedia all’italiana: troppo rumore per nulla. Squadre che perdono miliardi di euro l’anno perchè hanno dovuto rinunciare ai loro sponsor, emigrati puntualmente all’estero. Diatribe corredate di invettive tra politici e Agcom accusata di non avere rispettato nelle linee guida quello che il decreto prevedeva; cavilli e gineprai vari ed eventuali da risolvere come per esempio la messa in onda di partite con squadre straniere che hanno sponsor in bella vista (https://www.agipronews.it/attualit%C3%A0-e-politica/Divieto-pubblicit%C3%A0-giochi-Del-Grosso-(CNU-Agcom):-Sponsor-betting-delle-squadre-estere-non-possono-passare-sulle-tv-italiane-id.157913). E poi basta recarsi in farmacia per un banale antipiretico ed eccola lì la famigerata pubblicità al gioco d’azzardo, nel posto in cui meno te lo saresti aspettato, il tempio della salute e del benessere.

Ora è il caso di riflettere. Partendo dal presupposto che il divieto contemplato dal decreto Dignità ha sempre avuto il tanfo insopportabile del proibizionismo, che sarebbe stato molto difficile attuarlo in toto così come previsto dalla normativa, ma soprattutto che non è la pubblicità a rendere ludopatica una persona. Detto questo sarebbe il caso di rivedere moderatamente il tutto per non cadere nel parossismo, evitando le figuracce solite del Bel Paese che di bello non ha più niente, neanche gli scontrini!

Denny Pellegrino

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