Dl Sostegni, per Fipe Confcommercio, necessari correttivi. Calugi: “misure non sufficienti”

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Il dl Sostegni è stato bocciato da 9 imprenditori su 10. E’ quanto emerso dall’audizione informale di Fipe-Confcommercio davanti alle Commissioni V e VI del Senato, riunite in sessione congiunta in vista della conversione in legge del Dl Sostegni. Roberto Calugi, direttore generale della Federazione italiana dei Pubblici esercizi ha dichiarato (https://www.askanews.it/cronaca/2021/04/06/fipe-confcommercio-ristori-bocciati-da-9-imprenditori-su-10-pn_20210406_00139/): “I contributi a fondo perduto ricevuti tra il 2020 e il 2021 dai titolari di bar e ristoranti sono stati ritenuti poco o per nulla efficaci dall’89,2% degli imprenditori, con 8 titolari su 10 che si sono visti ristorare il 10% circa di quanto perso lo scorso anno. Una bocciatura che non può non essere presa in considerazione nel momento in cui si andranno a definire le modalità di erogazione dei sostegni che verranno distribuiti in seguito al prossimo scostamento di bilancio, annunciato in 20 miliardi di euro. Siamo consapevoli dello sforzo enorme fatto dal precedente governo per dare risposte ai titolari dei Pubblici esercizi, in una situazione di pandemia, ma non possiamo nasconderci che le misure non sono state minimamente sufficienti. È importante dare aiuti di maggiore intensità a chi ha perso fatturato perché è s tato costretto a chiudere”

Tra i correttivi necessari al testo di legge ci sarebbe, secondo Calugi, quello sui canoni di locazione. “Il canone di locazione pesa per il 10% sul fatturato delle imprese e rappresenta un costo fisso che in questo momento è insostenibile. Ecco perché diventa indispensabile disporre la proroga del credito d’imposta al 60% sui canoni di locazione e al 30% sull’affitto d’azienda anche per i mesi da gennaio ad aprile 2021. Una misura già prevista per le strutture turistico ricettive e i tour operator”. In questo caso, dunque, una richiesta contingente, così come quella di abbattere in maniera significativa il canone Rai per i Pubblici esercizi. Tra 2020 e 2021 i bar e ristoranti sono rimasti chiusi per circa 200 giorni – sottolinea Calugi – e dunque sarebbe opportuno ridurre il canone Rai non del 30%, come attualmente previsto dal decreto, ma almeno del 50%. Stesso discorso vale per la Tari che andrebbe azzerata o dimezzata, visto che i locali chiusi non hanno usufruito di alcun servizio di raccolta rifiuti”.

La Redazione

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