Endrizzi (M5S): “Se il calcio per ripartire ha bisogno dell’azzardo non è più modello educativo”

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Da un lato il mondo del calcio italiano che chiede di una percentuale sulle scommesse sportive e l’abolizione del divieto di pubblicità al gioco per affrontare l’emergenza economica all’epoca della pandemia da Covid-19. Dall’altro il Movimento 5 Stelle, fermo sulle proprie posizioni proibizioniste anche, e soprattutto, in tempi di difficoltà come quello che sta attraversando l’Italia e tutto il mondo. Così il senatore cinquestelle Giovanni Endrizzi commenta la proposta del presidente CONI, Giovanni Malagò (http://cifonenews.it/covid-19-malago-ripresa-marketing-con-bookmaker/) “Se il calcio per ripartire ha bisogno di appoggiarsi ad un mercato, quello dell’azzardo, portatore di danno sociale, perde la sua nobile valenza di modello educativo, motore di salute e di coesione sociale. Vien da chiedersi se avremmo noi ancora bisogno di quel calcio. Il Calcio deve poter essere visto da bambini e ragazzi, senza che alcuno li istighi ad azzardare. Deve avere la Nazionale libera da sponsorizzazioni dell’azzardo Deve veicolare valori positivi e non altro. Non è un caso che il divieto di pubblicità sia stato sancito in un decreto chiamato dignità. Per fortuna, per far ripartire il calcio non è necessario un cedimento morale sull’azzardo: la via viene tracciata dai calciatori stessi che in Germania e altri Paesi al vertice di questo sport hanno proposto di auto limitarsi lo stipendio. Questi sono esempi chiari e comprensibili. Gli stipendi rappresentano più della metà dei costi delle società’ – ha aggiunto Endrizzi – ma ci sono anche altre opportunità. Mentre il mondo trattiene il respiro, mentre le imprese agonizzano, non può lo sport pensare di risollevarsi con l’azzardo, drenando denaro dai bilanci delle famiglie, a scapito di altri settori economici veramente vitali per il paese. Il gruzzolo che le famiglie stanno risparmiando con il calo dei consumi di azzardo – ha concluso il cinquestelle – deve tornare domani ai consumi più virtuosi e, perché no, ad acquistare il biglietto di una partita in famiglia, portando allo stadio anche i bambini a vedere uno spettacolo senza pubblicità di prodotti vietati ai minori. Da qui parte la rinascita!”.

La Redazione

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