Fipe-Confcommercio: “Attività gioco chiuse, in pericolo la legalità”

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Se il gioco legale rimarrà fermo al palo quello illegale prenderà pericolosamente il sopravvento. Rimane questo il punto su cui si dibatte da mesi ormai con le attività di gioco chiuse secondo dpcm a causa della pandemia da Covid. “Senza la possibilità di riprendere presto a lavorare, anche per i pubblici esercizi che offrono giochi non si pone solo il problema della continuità aziendale, ma anche quello della difesa della legalità”. E’ quanto afferma Aldo Cursano, Vicepresidente vicario di Fipe-Confcommercio, aggiungendo: “È ancora troppo recente il ricordo delle bische, del “picchetto”, delle tombole clandestine; i giochi in denaro sono servizi che richiedono selezione, elevata qualificazione e professionalità degli esercenti, per tutelare in ogni momento i consumatori. Non possiamo permettere che le incertezze sulle decisioni di riapertura favoriscano la dispersione di quanto costruito con la regolamentazione puntuale di queste attività, impedendone l’ulteriore progresso professionale e tecnologico con la restituzione di larghe porzioni di offerta alla criminalità”.

Il comparto giochi, già profondamente in crisi, ha subito una terribile battuta d’arresto con il Covid. Così come spiega in una nota Fipe-Confcommercio (https://www.jamma.tv/associazioni/giochi-fipe-confcommercio-senza-riaperture-a-rischio-la-legalita-216579): “La terribile congiuntura economica e sociale dell’ultimo anno che ha travolto i pubblici esercizi coinvolge pienamente le reti distributive del bingo, delle scommesse e degli apparecchi da intrattenimento, parte sostanziale dei c.d. ‘giochi pubblici’, regolamentati nelle concessioni statali. Le misure governative di distanziamento sociale hanno interrotto completamente le attività, con parziali eccezioni per le lotterie, raggiungendo in febbraio 9 mesi su 14 dall’inizio del 2020. Nello scorso anno, la spesa nel gioco regolamentato si è ridotta di oltre il 35% (quasi 6,8 miliardi di euro di ricavi in meno), con più del 40% di minore gettito per l’erario (oltre 4 miliardi solo per le imposte sui giochi) essendo sospesi non solo il bingo e le scommesse, ma anche gli apparecchi da gioco, sottoposti ad un prelievo molto elevato. Mantenere – prosegue Fipe-Confcommercio – il blocco integrale delle attività non considera i severi protocolli di prevenzione dei rischi adottati dagli esercenti, con la riduzione del numero di clienti negli spazi adibiti al gioco, il loro distanziamento e la costante sanificazione: in particolare, il Protocollo predisposto e diffuso negli esercizi da FIPE con la propria organizzazione di categoria EGP, i principali sindacati nazionali ed altre importanti realtà rappresentative degli esercizi che offrono i giochi pubblici”.

La Redazione

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