Galipò (Aigl) a Mattarella: “Dpcm: due pesi, due misure”

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Si sentono vessati gli addetti del comparto gioco legale per l’obbligo di totale chiusura dei propri esercizi imposto dal Governo per il contenimento dell’epidemia da Covid. Per questo Alessandro Galipò, presidente Associazione italiana Gioco Legale, scrive al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (https://www.jamma.tv/associazioni/aigl-scrive-a-mattarella-aperture-con-limitazioni-orarie-anche-per-sale-giochi-sale-scommesse-e-sale-bingo-214655):

“Le scrivo quale presidente dell’Associazione Italiana Gioco Legale. L’Associazione di categoria che rappresento tutela e dà voce a tutti i gestori di locali, provvisti di regolare autorizzazione di pubblica sicurezza rilasciata dalla Polizia di Stato e di titoli autorizzatori ADM, dediti alla raccolta del Gioco Legale.
Negli ultimi dieci mesi – spiega galipò – abbiamo assistito, in nome dell’emergenza sanitaria in corso, a continue violazioni delle disposizioni costituzionali delle quali Lei è garante e senza le quali il nostro paese perderebbe la propria identità e i cittadini italiani ogni riferimento di appartenenza.
Nel momento in cui l’esecutivo nazionale decide per un periodo di tempo molto lungo di abbracciare pratiche poco rispettose della costituzione, è nostro pensiero che sia obbligo assoluto che lo faccia nel rispetto di quel principio di uguaglianza meravigliosamente enucleato nell’art. 3 della nostra Costituzione.
Lo scorso 24 ottobre il Capo del Governo, prof. Giuseppe Conte, ha emanato l’ennesimo DPCM dove intimava la chiusura di diverse attività commerciali, tra le quali sale giochi, sale scommesse e sale bingo.
Il Decreto è stato accolto con sgomento dall’intera categoria per la sua iniquità e incapacità di incorporare i minimi principi di ragionevolezza e proporzionalità che, per coscienza e dovere istituzionale, dovevano essere insiti, nel decreto stesso, nel rispetto degli oltre 150.000 lavoratori del settore del gioco legale e, soprattutto, nel rispetto di un Dettato Costituzionale violato in ogni modo in nome della sicurezza nazionale.
Le attività di sale giochi, sale scommesse e sale bingo grazie ai rigidi protocolli emanati dalle Regioni sono rientrate tra le attività più sicure del paese sia per i lavoratori che per i clienti, registrando “O” contagi dalla riapertura dopo il primo lockdown.
Fatta questa dovuta precisazione, sfugge il criterio di ragionevolezza del provvedimento secondo il quale sale giochi, sale scommesse e sale bingo debbano essere serrate mentre categorie merceologiche analoghe, dove si effettua raccolta di gioco legale, come i tabaccai, non debbano avere alcun tipo di restrizione.
Facendo proprio, in nome di una emergenza sanitaria senza precedenti, il terrificante concetto propinato dall’esecutivo di questo paese per il quale esistono attività commerciali “necessarie” e “non necessarie”, sfugge il principio di proporzionalità adottato nell’ultimo dpcm che utilizza due pesi e due misure per regolare le cosiddette attività commerciali “non necessarie”. Perché ai bar, alle pasticcerie, ai centri estetici e a tante altre attività catalogate come “non necessarie” sono state applicate limitazioni di orario di apertura mentre alle sale giochi, alle sale scommesse e alle sale bingo è stata imposta la chiusura?
Non esistono dati scientifici, né logici – prosegue Galipò – che possano far pensare alle nostre attività come luoghi pericolosi per la diffusione del Covid e pertanto pur evidenziando una emergenza sanitaria senza precedenti il Governo italiano, vestito di un totalitarismo cieco, sta premeditatamente distruggendo un intero settore economico del paese minando, di fatto, il futuro lavorativo di oltre 150.000 persone e, fatto gravissimo, sta favorendo significativamente l’arricchimento della criminalità organizzata che grazie a questa distorsione di sistema solo nel 2020 ha veicolato nelle proprie casse buona parte dei 4,5 miliardi di euro persi dall’erario per mancata raccolta di gioco legale.
Tutti i lavoratori che fanno parte del comparto che rappresento fanno molta fatica a vedere un futuro sereno perché la pandemia, oltre a determinare per loro un devastante impoverimento sia economico che sociale e la perdita di parenti e amici, ha arguito la volontà dell’attuale esecutivo di eliminare il nostro settore.
Signor Presidente – conclude Galipò – non voglio approfittare della sua attenzione, pertanto, chiudo il mio pensiero chiedendole espressamente di ripristinare quei canoni sanciti dalla Costituzione Italiana che etichettano la sovranità del popolo, il lavoro, l’uguaglianza fra le persone e la libera iniziativa economica privata come diritti inviolabili senza i quali non può esistere una Repubblica Democratica anche se si vive una emergenza sanitaria mondiale”.

La Redazione

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