Genova, scendono in piazza ristoratori, tassisti, sportivi, operatori del gioco

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Genova scende in piazza contro le restrizioni anti Covid. Un presidio di circa mille persone autorganizzato da un gruppo di commercianti e lavoratori “autonomi senza sigle identificative”, come si sono definiti, hanno occupato la centralissima piazza De Ferrari; tra loro molti titolari di bar e ristoranti ma anche tassisti, proprietari di palestre, titolari di associazioni sportive, sale scommesse, sale giochi, bingo e lavoratori dello spettacolo.

Come riportano le testate regionali i manifestanti hanno dichiarato: “Siamo di nuovo chiusi dal 24 di ottobre, gli affitti continuano a dover essere pagati, i ristori sono minimi. Siamo allo stremo, non ce la facciamo più”. La richiesta è quella di poter tornare a riaprire le loro attività in sicurezza, la possibilità di tener aperti bar e ristoranti fino alle 23 in zona gialla e fino alle 18 in zona arancione ma anche di indicare nelle tessere sanitarie chi è già stato vaccinato, chi ha fatto il tampone con esito negativo nelle 72 ore precedenti e chi ha sviluppato gli anticorpi dopo aver contratto il Covid. Ci sono anche i lavoratori del teatro Carlo Felice che gridano di essere stufi di farsi chiudere senza un preavviso come è accaduto ai lavoratori delle stazioni sciistiche. “I nostri posti di lavoro sono le nostre case, dentro c’è il nostro cuore” dicono. Molti aspettano ancora l’arrivo della cassa integrazione, si parla di 5 anche 6 mesi di ritardo nei pagamenti. Partecipano anche i lavoratori delle piscine che stringono in mano un volantino con l’hashtag della manifestazione #ProtestaLigure. L’organizzatore Giovanni De Caro: “Abbiamo pensato che fosse necessario. Chiediamo al governo risarcimento danni, non ristori: in tanti hanno già chiuso”. La manifestazione non è stata itinerante, ma statica, così come le indicazioni della Questura. I partecipanti sono rimasti a presidiare piazza de Ferrari, mantenendo il distanziamento. Tra gli striscioni dei manifestanti “Dpcm demenziali = aiuto le multinazionali”, “vogliamo fatti e non promesse”, “ristoratori spariti, merci da buttare, tasse da pagare: governo vero virus” e “Autogrill, Amazon, delivery: il disegno è chiaro”.

La Redazione

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