Giovani a Pavia: un po’ per arricchissi, un po’ per farsi del male.

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Su 1.144 studenti intervistati, tra i 14 e i 19 anni, tutti della provincia di Pavia, il 50,7% dichiara di avere giocato d’azzardo almeno una volta. A giocare abitualmente, invece, sono il 17,31%. E prediligono le scommesse (13,64%), poi i gratta e vinci (7,7%) e per ultime le slot machine (3,8%).
Sono i risultati di un’indagine condotta nei primi mesi dell’anno da Simone Federpsicologo e fondatore della cooperativa Casa del Giovane, in collaborazione con il dipartimento di statistica dell’Università La Bicocca, di Milano.
“Quella coordinata dalla Provincia di Pavia” spiega Feder, che della rilevazione è stato responsabile scientifico “è stata finanziata con i fondi regionali per la lotta al gioco patologico. Ma noi abbiamo promosso indagini sul comportamento giovanile già dal 2009, quando il problema che allarmava maggiormente era quello del baby alcool. E l’assessore all’Istruzione del Comune di Pavia, Roberto Faldini, pensò di organizzare un tavolo tecnico per indagare questo mondo giovanile. Ne venne fuori un questionario che sarebbe servito a conoscere gli stili di vita a individuare gli elementi disfunzionali anche nell’ambito educativo e della prevenzione”.
Proprio quelle indagini, ripetute nel corso degli anni, hanno mostrato come il gioco d’azzardo faccia parte della vita di molti giovani, anche minorenni. L’impegno di Feder si è rivolto sempre più in questa direzione e oggi è conosciuto, più che altro, per le sue attività con il movimento No Slot.

In quest’intervista, sintetizza i risultati delle indagini più recenti e spiega quali aspetti delle nuove generazioni lo preoccupano maggiormente.

Domanda. Oggi si parla soprattutto del problema del gioco, con un grosso allarme sui minorenni che sembrano superare i divieti della legge. Ma lei inserisce il problema dell’azzardo minorile e giovanile in un quadro più complesso di comportamenti che definisce “disfunzionali”? 
Risposta. Noi, come Casa del Giovane, dalla quale poi è nata la fondazione Seme di melo, ci occupiamo di disagio. E nel 2009 il problema vero era quello dell’alcool che abbiamo affrontato realizzando, insieme agli stessi ragazzi, un questionario cartaceo sugli stili di vita giovanili. Abbiamo cercato di sapere cosa facevano sui social, come vivevano i rapporti con i docenti o con i genitori. Tutti aspetti fondamentali per inquadrare il singolo problema nel suo contesto. Dove spiccano le varie dipendenze, quindi anche l’azzardo.
D. Quell’indagine è stata ripetuta e avete aggiornato il questionario. Cos’è cambiato, a distanza di 10 anni? 
R. Io sto conducendo varie indagini in tutt’Italia e in Lombardia. Nel solo 2018, abbiamo raccolto nelle scuole superiori circa 20mila questionari. Ovviamente ci siamo aggiornati. All’inizio di quest’anno, ho realizzato un progetto a costo zero di alternanza scuola/lavoro all’istituto Cairoli di Pavia dove 1700 studenti hanno compilato un questionario on line. E per la prima volta abbiamo utilizzato lo smartphone per somministrare il questionario e raccogliere le risposte.
D. Ma tra i risultati dell’indagine, anche l’uso dello smartphone viene indicato come “comportamento disfunzionale”. 
R. Sì, addirittura nell’altra indagine, quella coordinata dalla Provincia di Pavia, abbiamo rilevato che il 28% degli intervistati dichiara di usare  lo smartphone durante i pasti e il 50% addirittura anche di notte. Questo poi ha un riflesso sulle relazioni interpersonali: un quarto degli intervistati non fa differenza nel relazionarsi via web o di persona. E, mentre per il 50% è più facile di persona, c’è un 17% di ragazzi che preferiscono il mezzo telematico anziché l’incontro faccia a faccia.
D. Viene da pensare che la Rete sia uno schermo dietro il quale i ragazzi si difendono. 
R. Bisogna lavorare molto sulla correlazione tra i vari dati. Per esempio, alla domanda “Hai incontrato dal vivo qualcuno che hai conosciuto on line?”, il 41% dice di sì.
D. Questo potrebbe non essere un dato di per sé allarmante, se si considera che la Rete fa parte del quotidiano di tutti, ormai. Tant’è che voi stessi avete utilizzato lo smartphone per intervistare gli studenti. 
R. La Rete è importante. Ma teniamo conto che il 18% degli studenti intervistati ha detto di trovarsi di fronte a immagini imbarazzanti e osé e il 41% conosce coppie di coetanei che si scambiano foto provocanti!

Il progetto “Facciamo il nostro gioco!” ha visto Casa del Giovaneimpegnata nell’azione “Ricerca sugli stili di vita dei giovani” che ha intervistato con questionario on line:

SCUOLE SUPERIORI
totale 1144 studenti (54.02% maschi e 45.98% femmine) appartenenti a 4 Istituti secondari di secondo grado della provincia di Pavia.

SCUOLE MEDIE
315 studenti (53.33% maschi e 46.67% femmine) appartenenti all’istituto secondario di primo grado di Chignolo Po (PV).

282 studenti (52.48% maschi e 47.52% femmine) appartenenti all’istituto secondario di primo grado di Certosa di Pavia (PV).

D. Torniamo all’argomento “azzardo”. L’aspetto interessante delle vostre indagini non è la quantità di giovani che giocano, un dato confermato da tutte le indagini esistenti, ma il come e dove. 
R. Sì, abbiamo cercato di capire non solo chi gioca e con quali preferenze, ma anche con quale spirito. Per esempio, abbiamo chiesto “cos’è per te il gioco d’azzardo?” e per il 37,15% la risposta è “rischio”, per il 35,4% “malattia”, per il 7,78% “fortuna”, per il 3,06% “divertimento”, per il 2,88% “guadagno” per l’1,75% “abilità”. Ma il dato preoccupante è che l’11,98% non sa dare una definizione di “gioco d’azzardo”.
D. Beh, c’è una metà degli intervistati che, comunque, non ha mai giocato. Quindi, non è così strano che il 12% non sappia definirlo.
R. A quelli che hanno giocato, abbiamo chiesto cosa li spinge a scegliere quest’attività e la gran parte, cioè il 44,41%, ha detto di giocare per “la volontà di arricchirsi”. Il 16,43% gioca per “il gusto della sfida”.
D. Naturalmente, pensare di giocare per arricchirsi è uno dei problemi più grossi, anche per gli adulti, che andrebbe risolto proprio con la prevenzione e l’informazione. Ma per lei, educatore, la “sfida” è già un elemento disfunzionale? Non dovrebbe essere considerato un elemento fisiologico, soprattutto tra i giovani, avere voglia di affrontare delle sfide?
R. Su questo bisognerebbe fermarsi a ragionare. A caldo posso dire che la sfida entra perché c’è una cultura che ha portato a questo. E penso alla pubblicità dell’azzardo che ha imperversato.
D. Quindi, lei è d’accordo con il divieto appena introdotto di pubblicizzare il gioco in qualsiasi forma? 
R. Certamente. Sono anche intervenuto pubblicamente (www.vita.it/it/article/2018/08/07/dl-dignita-il-movimento-no-slot-plaude-al-divieto-totale-di-pubblicita/148793/). Io credo che oggi la pubblicità non stimoli il desiderio ma che, piuttosto, riattivi il bisogno patologico di chi ha una dipendenza. Mentre per le persone comuni, che non hanno comportamenti compulsivi, la pubblicità stimola il desiderio. Poi quanto il desiderio non sfoci in bisogno che diventa patologico, questo sinceramente, non lo so. Il mio punto d’osservazione principale è il pavese, un territorio che è stato segnato dall’azzardo colpendo i contesti delle famiglie.
D. Certo, ma la domanda era un po’ più vasta e riguardava la sfida in generale, e non solo nel gioco d’azzardo. Se non ci fosse il gusto della sfida, che si manifesta nelle varie maniere compreso il gioco, soprattutto i giovani non uscirebbero mai di casa e cercherebbero tutti un impiego pubblico! 
R. Sono d’accordo. È importante che un essere umano abbia voglia di affrontare degli ostacoli e di misurarsi con essi. Il problema nasce quando la sfida porta verso il patologico. Questo è disfunzionale. Allora è difficile chiamarla “sfida”. La domanda è: quando si accende la lampadina? Perché si innesca la dipendenza? Quando si supera il limite tra gioco sociale e gioco patologico?

Risposta alla domanda:
come spendi la tua paghetta?

Dall’indagine “SELFIE” su un campione di 682 studenti di scuole medie e 4.546 studenti di scuole superiori, tutti della città di Pavia.
Non spendo Da 1 a 10 euro Da 11 a 20 euro Sopra i 20
Shopping % 30.82 24.22 19.49 25.47
Gratta e vinci % 93.91 4.75 0.42 0.92
Cellulare % 44.52 38.10 11.59 5.79
Scommesse % 89.22 8.42 0.92 1.43
Tabacco % 73.91 15.00 5.81 5.28
Slot % 96.81 1.89 0.31 0.99
Alcol % 58.12 28.18 8.67 5.04
Con amici % 12.16 38.06 37.62 12.16
Cannabinoidi % 86.78 6.69 2.18 4.36
Cocaina % 97.25 0.57 0.31 1.87
Eroina % 97.93 0.46 0.20 1.41
Altre sostanze sintetiche % 97.05 0.95 0.44 1.56

D. Alcune indagini più note, come quelle del Cnr e del Nomisma, hanno individuato delle corrispondenze tra la propensione a giocare degli studenti e il loro contesto scolastico. Per esempio, gli studenti che sono bravi in matematica e quelli che frequentano istituti umanistici sembrano più cauti nei confronti dell’azzardo, rispetto agli studenti di istituti tecnici. Avete indagato anche voi aspetti come questo?
R. Sì, ci sono degli elementi interessanti, anche se da approfondire. Però abbiamo rilevato, per esempio, che gli studenti del liceo scientifico sono più portati a scommettere e rimanere imbrigliati nella rete.
D. Quindi, si parla di scommesse sportive, che tipicamente sono legate anche al tifo calcistico. Ma siete riusciti a fare una sorta di graduatoria dei giochi preferiti dai giovanissimi, quindi soprattutto minorenni?
R. Posso parlare dei giocatori patologici che ho trattato e che stiamo trattando e oltre il 90% sono dipendenti da slot machine, quindi awp e vlt. Però abbiamo giovani, anche di 20 anni, che hanno iniziato a scommettere la loro schedina e poi sono stati attratti dalla macchina, dall’oggetto fisico che si può toccare, i soldi che si possono toccare.
D. Quindi, le scommesse sono state una sorta di ingresso dolce per poi passare alle slot?
R. Non posso parlare di una correlazione sicura e di una sequenza come di causa/effetto. Quello che ho raccolto è il dato. Sembra che cerchino una compulsività, e l’ambiente a cui ambiscono di più è la macchina.
D. Per finire, quello dell’azzardo, che rimane l’argomento preferito dalle cronache e quello per il quale lei è citato con più frequenza, sembra essere uno dei vari comportamenti disfunzionali che devono suscitare qualche preoccupazione quando si parla di giovani. 
R. Dai nostri questionari viene che il 21% si ubriaca almeno una volta al mese. E che addirittura il 24% degli intervistati della sola Pavia si fa volontariamente del male: si tagliuzzano appositamente!
D. Scusi, ma se fanno dell’autolesionismo volontario, credo che il livello di allarme debba essere ben superiore. È una forma esibizionistica?
R. È un modo per buttare fuori il dolore.

Riceviamo da Giampiero Moncada e pubblichiamo

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