Governo, Vero bookmakers: Il gioco è immorale ma piace per fare cassa

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Sino a poco tempo fa, all’insediamento del Governo Giallo-Verde, quando si parlava di gioco pubblico si annunciava la sua “sparizione”, la sua “abolizione” totale dal territorio italico: poi, piano piano le cose sono cambiate e paradossalmente tutti i discorsi sono mutati e la rotta si è indirizzata “solamente” verso il Decreto Dignità ed il divieto alla pubblicità ai giochi ed alle scommesse che lo stesso contiene e concretizzatosi con una misura eclatante che però appare molto diversa dalla “distruzione del settore ludico”, delle sue imprese, dei suoi operatori e dei suoi addetti ai lavori. Insomma, si può sottolineare ed ipotizzare, senza paura di essere smentiti, che il Governo del Cambiamento paradossalmente abbia “cambiato idea” sul gioco d’azzardo, forse anche per l’avvicinarsi della Manovra Finanziaria che ha portato a riflessioni economico-finanziarie di un certo interesse.

Come è già accaduto negli anni scorsi, e con i vari Governi che sono succeduti indipendentemente dal loro personale colore, forse il gioco d’azzardo salverà l’Esecutivo ed il suo contribuito “metterà una pezza” a quella Manovra che continua a far discutere anche se “portata caparbiamente avanti” dai due Premier del nuovo Governo Giallo-Verde. Quindi, a questo punto, si può pensare che il gioco d’azzardo pubblico forse non sparirà in modo definitivo come preannunciato e “sbandierato” in campagna elettorale, ma verrà tenuto sotto controllo, “redarguito”, “ristretto” e “rimodernato” nella sua distribuzione: promessa che si concretizzerà entro la fine del corrente 2018: parola di vice premier penta-stellato Luigi Di Maio.

Quindi, il “salvataggio” del mondo dei giochi risulterà una ulteriore misura clamorosa a carico dell’attuale Esecutivo, ma naturalmente anche un ulteriore paradosso rispetto alle esternazioni precedenti, ma comunque atteggiamento ben diverso dall’abolizione dell’intero settore, compresi i casino online. Settore che torna ad essere considerato, in questo particolare momento, un settore strategico per il Paese, se non altro in occasione della stesura definitiva della Manovra, tanto discussa qui in Patria, ma anche in Europa. Ma, ci sarà sempre, successivamente alla chiusura della “questione della Manovra Fiscale”, la spada di Damocle (imbracciata però dal Ministro Di Maio) che sovrasterà la testa del gioco d’azzardo e che non promette nulla di buono: la risoluzione della “questione territoriale” promessa ed annunciata dallo stesso Ministro del Lavoro sarà essenziale per attuare poi il riordino del comparto, già avviato dai precedenti Governi a base Pd e fortemente (allora) contestato proprio dal Movimento 5 Stelle.

In quel momento, però, il Movimento non era “al potere” e l’eventuale intervento che farà, oggi, da contorno alle “operazioni nei confronti del gioco” verrebbe interpretato semplicemente come una prosecuzione dei lavori già iniziati da questo Esecutivo “contro il settore ludico” per limitarne ancora di più la distribuzione. Infatti, il Ministro Di Maio si affanna a dichiarare che questo Governo provvederà a far scomparire le “famigerate macchinette immorali” in vicinanza delle scuole e delle chiese: od almeno questa sarà la versione che verrà “venduta” a tutta la italica cittadinanza.

Ma quello che “ci piace” sottolineare è che, al di là di tutto quello che l’Esecutivo può trasmettere all’opinione pubblica, la “vera realtà” è che anche questo Governo del Cambiamento ha “bisogno dei soldi del gioco” per far quadrare il bilancio. Ed ha bisogno di tantissimi quattrini per compensare le tante promesse avanzate giorno dopo giorno. Sono tante quelle messe in campo: dal reddito di cittadinanza all’abolizione della Legge Fornero, dalla Flat-Tax alle pensioni. Ciò rappresenta per l’esecutivo una vera e propria ossessione perché deve trovare le coperture economiche
e questo argomento sta dominando la scena politica: ed è qui che il mondo del gioco ritorna in auge ed in partita. Senza le sue risorse ci si trova, ahimè, persi e come ormai accade da anni, con tutti i Governi succedutisi il settore è sempre lì pronto per rispondere alla “chiamata in soccorso”.

Ma quale sarà il prezzo da pagare questa volta? Certo non è pensabile che l’industria del gioco possa sempre e perennemente vivere in questo equilibrio precario, navigando in un mare di incertezze e di possibilità di aumenti e di tassazioni. Purtroppo, quanto costerà al gioco aiutare anche questo Governo del Cambiamento lo si saprà tra qualche tempo, ma già si pensa che sarà uno “scotto alto” che verrà imposto e che il gioco pubblico ancora una volta dovrà subire, tacere ed, indubbiamente, “pagare”. Nel frattempo, si assiste all’affannosa ricerca per presentare una Manovra che sia sostenibile, per usare un termine anche caro al gioco, che movimenterà senza ombra di dubbio le prossime settimane in base alle reazioni che avranno sia i mercati che i partner europei dopo gli annunci che sono stati messi in campo.

Si è certi che si ritornerà ancora ed ancora a parlare di gioco pubblico, scandagliando ogni dove per ricercare qualche nuova entrata per le Casse dello Stato. Bisogna riconoscere che se il riordino potrebbe consentire finalmente di procedere con le gare per il rinnovo delle concessioni per le scommesse ed il bingo, è sin troppo evidente che i benefici economici potranno certamente essere messi a bilancio da questo Esecutivo, ma solo per gli anni 2020-2021 tenendo conto anche della tempistica che richiedono la stesura e l’attuazione della procedura per la gara pubblica. Ma quello che occorre è trovare una qualsivoglia strada per ricavare soldi liquidi, ma da subito e non per il prossimo (anche se vicino) futuro.

Da qui, e partendo da questo presupposto, la tentazione di un nuovo aumento della fiscalizzazione sui giochi: unico strumento in grado di poter generare entrate nell’immediato: insomma, un nuovo “accesso al pozzo (senza fondo) del mondo dei giochi”, particolarmente per quel segmento delle apparecchiature da intrattenimento che forse ha già fatto abbeverare troppe volte le Casse del nostro Erario saziandone l’arsura senza profferire verbo alcuno. Ma non si sa se questa volta il gioco potrà ancora “non profferire alcun verbo” visto che il segmento è stato veramente spremuto sino all’inverosimile ed il “pozzo dei desideri” è quasi stato prosciugato del tutto: si vedrà.

La Redazione

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