I miracoli di Draghi si lasciano attendere mentre il virus avanza indisturbato.

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Il cambio di governo per molti avrebbe dovuto rappresentare la panacea di tutti i mali: il Covid sarebbe dovuto scomparire, le scuole come tutte le attività commerciali avrebbero dovuto riaprire e non chiudere più, i vaccini si sarebbero dovuti triplicare e soprattutto i ristori sarebbero dovuti piovere dal cielo su tutti, senza sosta. Ad oggi, 9 marzo, dopo quasi un mese dall’insediamento del nuovo premier Draghi, nulla è cambiato, tranne la curva dei contagi, schizzata per la diffusione delle varianti. Le scuole richiudono, palestre e piscine rimangono ferme al palo così come l’intero comparto giochi. Le vaccinazioni proseguono allo stesso ritmo nonostante i super generali e i vari cambi di guardia manageriali.

In attesa del Dl Sostegno che sostituirà il vecchio Ristori, i 32 miliardi di scostamento di Bilancio approvati dal Conte bis, rimangono congelati, mentre la curva epidemiologica tende a crescere costringendo il Governo Draghi a ricorrere a restrizioni sempre più severe, come un probabile lockdown nazionale di un mese. Non solo. Il sistema “sostegni” previsto nel nuovo decreto, atteso in consiglio dei ministri fra mercoledì e giovedì di questa settimana, compenserebbe le perdite solo dei mesi di gennaio e febbraio di quest’anno e nel frattempo si attende la nuova piattaforma Sogei per la distribuzione degli aiuti (http://cifonenews.it/dl-sostegno-non-piu-ristori-mensili-necessaria-nuova-piattaforma-sogei/).
Tuttavia nella prima stesura si ipotizza un meccanismo basato sulle differenze di fatturato fra i primi due mesi di quest’anno e lo stesso periodo del 2019. Ovvero, una montagna di soldi, che scaturirebbe dal conto sulle partite Iva che in questo bimestre hanno registrato una perdita di almeno il 33 percento e alle quali arriverebbe un contributo a fondo perduto, sotto forma di bonifico o di credito d’imposta a scelta dell’interessato. Con l’aiuto che sarebbe decrescente all’aumentare del fatturato (annuo, calcolato sul 2019: 20 percento fino a 400mila euro, 15 percento fino a un milione, 10 percento fra uno e cinque milioni); in ogni caso, però il sostegno sarebbe compreso fra un minimo di mille euro (2mila per le società) e 150mila euro. Tutto questo, secondo quanto illustrato dai tecnici del Mef nella relazione tecnica, costerebbe 9,475 miliardi, cioè oltre 4,7 miliardi al mese.

La novità al momento sarebbe il superamento dei codici Ateco che aveva limitato la platea degli indennizzi di fine 2020, dando vita a una serie di mancati introiti per molte aziende, per una presunta discriminazione lamentata da diverse categorie: in primis, quella degli operatori del gioco pubblico. Grande attesa dunque per i nuovi provvedimenti economici a sostegno dei grandi esclusi. Nonostante l’intellighenzia giornalistica dell’ “anti Conte ad oltranza” continui a scrivere dei miracoli di Mario Draghi, di aver visionato i provvedimenti risanatori che verranno messi in campo (quando, non è consentito ancora sapere!) a quanto pare però, la delusione è dietro l’angolo. Stando alla prima stesura del dl Sostegno non risulterebbe alcun meccanismo perequativo sul 2020, per venire incontro a chi è stato escluso dagli aiuti perché non rientrava nelle liste delle attività individuate con i codici Ateco o è stato penalizzato da un sistema di calcolo sempre ancorato alle perdite del solo aprile rispetto allo stesso mese del 2019, conservato fino alla fine dell’anno per accelerare la macchina degli accrediti. “Un problema, quindi, non soltanto economico ma anche politico” come riporta Gioconews “Sì, perché l’esigenza del “meccanismo perequativo” era stata ribadita dalle risoluzioni approvate in Parlamento da una maggioranza in parte non piccola sovrapponibile a quella attuale”. E se qualcuno continua a ravvedere nel silenzio tombale del premier Draghi la risoluzione miracolosa di una profonda crisi mondiale, la realtà è un’altra: l’unico grande nemico è il Covid. Possono cambiare i governi ma se non si sconfigge un virus che da un anno ormai ci costringe a vivere rintanati, sarà un po’ difficile ritornare agli albori di un tempo, sempre che l’Italia abbia mai vissuto gli albori di un paese economicamente e socialmente evoluto!

D.Pellegrino

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