I ristoratori milanesi ci ripensano: non faranno entrare i clienti. Confcommercio Milano: “I ristoratori non sono untori”

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Sarebbero dovuti essere 30 mila i ristoratori che da stasera apriranno le porte della propria attività trasgredendo a quanto previsto dal dpcm. L’iniziativa #ioapro è partita da un nome già noto alle cronache delle proteste anti-Dpcm, quello di Umberto Carriera, 30enne proprietario di sei ristoranti nel Pesarese. A ottobre trasgredì per la prima volta le norme introdotte per prevenire il contagio aprendo uno dei suoi locali, La Macelleria, a 90 persone con tanto di diretta social e invocando “libertà”. Finì con l’intervento della polizia, la chiusura per 5 giorni e una sanzione. L’iniziativa tuttavia, come spiega Alfredo Zini, ristoratore e presidente del Club Imprese Storiche di Confcommercio pare stia ” dividendo la categoria dei ristoratori e questo non va assolutamente bene. Le proteste vanno fatte rispettando le regole. Su Milano oltre 3mila saranno i pubblici esercizi che alzeranno le serrande e accenderanno le luci, mentre al momento non sono più di una ventina quelli che faranno entrare i clienti, a loro rischio e pericolo. Si rischiano sanzioni amministrative anche per i clienti – specifica Zini – e penali in base alla situazione che troveranno le forze dell’ordine all’interno del locale. Molti imprenditori d’impulso volevano riaprire ma poi hanno riflettuto e rinunciato. Da parte delle associazioni di categoria c’è l’invito alla massima responsabilità perché ci si può fare sentire anche in silenzio. I ristoratori non sono untori e abbiamo sempre rispettato tutti i protocolli”. Anche il numero uno della Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe), Lino Stoppani, aggiunge: “Non potrei mai spingere i miei associati ad intraprendere iniziative illegali” spiegando come iniziative di questo tipo rischino di aggravare la situazione per via di “problemi sanzionatori e penali”. La politica, spiega, “si contrasta nel merito” e sollecita i ministeri competenti ad attivare un tavolo “perché da aprile, quando finirà il blocco dei licenziamenti, rischiamo il disastro occupazionale e allo stesso tempo di disperdere le competenze in uno settore strategici per il Paese”.

La Redazione

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