Il gioco d’azzardo ha radici molto antiche: le testimonianze di Pompei

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Il gioco d’azzardo e i metodi per gestire i dadi appartengono all’antica Pompei: tra i Tesori nascosti della città sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C, Instagram del Parco Archeologico scova i giocatori di dadi. Come riporta Il Mattino, il dipinto dell’osteria della via di Mercurio è custodito nei depositi del sito. A differenza di quanto si possa credere, alcune passioni pericolose dell’epoca odierna, come il gioco d’azzardo, hanno radici che risiedono nell’antichità.

A Pompei, in effetti, anche se una “lex tabularia” di età repubblicana cercasse di contrastarlo, era davvero piuttosto popolare. Questo lo confermano numerose testimonianze archeologiche quali un insieme di dipinti, tra cui quello rappresentato nel locale della Regio IV, Insula 10, civico 1 in via Mercurio, che ritrae una partita giocata tra salsicce, cipolle e altri alimenti. Un altro dipinto, è quello della caupona della Regio IV, Insula 14, civico 36, situato al Museo Nazionale di Napoli, che illustra quattro consecutivi ed importanti momenti di una partita molto accesa, accostata a scritte che riportano un linguaggio scurrile e intimidatorio che i due protagonisti si scambiano a causa del dissenso dei risultati.

Il locandiere, quindi, spazientito dalla lite dei due, decide di rimproverali e di buttarli fuori dal suo locale. Come se non bastasse, da quanto si apprende da varie fonti storiche pare che Augusto abbia perduto ventimila sesterzi, una cifra importante, nel corso di una sola partita e che Nerone sia stato un giocatore abituale, ed infine che Claudio abbia persino fatto tramutare il suo carro in una sala da gioco, predisponendo di sistema innovativo grazie al quale i dadi non si muovevano anche in caso di vie sbilanciate. Claudio sarebbe anche il creatore di un vero e proprio trattato che, purtroppo, è andato perso con il tempo.

Locali ed osterie simboleggiavano nell’antica Pompei i luoghi prioritari in cui gli abitanti potevano concedersi questo vizio mentre consumavano pasti e bevande. Questo portò ad un mercato d’affari all’epoca: si aprirono le prime “tabernae lusoriae”, che erano delle vere e proprie bische.

Katia Di Luna
Giornalista freelance

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