Il mondo piange il ‘Pibe de Oro’. “Hasta siempe Diego”

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 Il mondo piange la morte di Diego Armando Maradona. Il Pibe de Oro è deceduto per una crisi cardiorespiratoria nella sua casa di Tigres, periferia di Buenos Aires e il mondo rimane senza fiato. Per l’Equipe, il giornale francese di calcio, è ‘la morte di un Dio’ e l’Argentina proclama tre giorni di lutto nazionale. A Napoli è choc: la notizia, alla quale molti stentano a credere, è rimbalzata sui telefonini. In pieno centro, in piazza Municipio una sola voce: “Maradona era il più grande di tutti”. E lo dimostrano le immagini di repertorio, quei video che ora scorrono sul web da un capo all’altro del mondo. La “leggenda del calcio”, il numero ’10’ del Napoli e dell’Argentina ancora lascia tutti a bocca aperta, basti guardare le immagini del 1989: il Napoli gioca a Monaco, prima di affrontare il Bayern, nella semifinale di ritorno della Coppa Uefa, Diego Armando Maradona, scarpe ancora slacciate, si esibisce in riscaldamento in una serie di palleggi e tocchi di classe accompagnati dalle note di “Life is Life” degli Opus. Tutto l’Olympiastadion ammira estasiato quei momenti, immortalati in un video che negli anni ha raccolto milioni di visualizzazioni in tutto il mondo. Maradona non correva, danzava con la palla per compagna. Sulle note immaginarie di un tango argentino, il campione volteggiava, driblava, saltava fino in porta, fino ai gol che sono rimasti nella memoria e negli annali della storia del calcio. Ma se in campo era invincibile nella vita Diego era fragile, troppo fragile. Ormai distrutto dagli abusi di alcol e droghe, aveva appena subito un’operazione al cervello. Secondo quanto riportato dai principali organi di stampa argentini – è morto per un arresto ​cardiorespiratorio che lo ha colpito il 25 novembre nella sua casa di Tigre, quartiere di Buenos Aires. Inutili i tentativi di rianimazione effettuati dal personale medico che lo accudiva 24 ore su 24 nell’abitazione in cui stava svolgendo la riabilitazione dopo l’intervento chirurgico alla testa di tre settimane fa, resosi necessario per rimuovere un edema subdurale. A nulla è servito il repentino intervento delle ambulanze, nove secondo quanto riporta La Nacion, giunte quando l’ex Pibe de Oro era già deceduto. Maradona è morto lo stesso giorno di Fidel Castro e George Best (https://sport.sky.it/calcio/2020/11/25/maradona-morto-fidel-castro-best#11).

“Un giorno, spero, giocheremo insieme a calcio in cielo”, ha detto Pelè. “E’ il nostro passato che se ne va”, ha commentato Platini. Il mondo gli rende omaggio, tranne la stampa inglese, che non ha mai perdonato il gol segnato ai Mondiali del 1986 con la ‘mano de Dios’. “He’s in the hands of God”, scrive il Mirror, aggiungendo nel sottotitolo: “Diego Maradona, a hero, a villain, a cheat and a genius”, bilanciando i concetti di “eroe” e “imbroglione”.

Maradona lascia un vuoto incolmabile in una Napoli profondamente commossa. “Per sempre. Ciao Diego”, con un cuore blu. Così lo ha voluto salutato il club su Twitter. E, poco dopo, è arrivato un altro post della società: “Tutti si aspettano le nostre parole. Ma quali parole possiamo usare per un dolore come quello che stiamo vivendo? Ora è il momento delle lacrime. Poi ci sarà il momento delle parole“. Distrutto Corrado Ferlaino, il presidente che portò El Pibe proprio a Napoli nel 1984 pagando 13 miliardi di lire al Barcellona. ​“Hasta siempe, Diego” è l’ultimo saluto della Federazione Argentina a Diego Armando Maradona.

D.P.

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