Italia quasi tutta rossa. Sangalli: “Continuano a tardare i ristori”

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L’Italia è quasi tutta rossa. E’ quanto deciso dal Governo Draghi a fronte di un aumento dei contagi Covid. Il dpcm è valido da oggi, 15 marzo fino al 6 aprile. Si tratta di Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Veneto, Provincia autonoma di Trento oltre a oltre a Basilicata, Campania e Molise, già rosse da una settimana. In questo periodo, le Regioni che avranno un numero settimanale di casi superiore a 250 ogni 100.000 abitanti passeranno automaticamente in zona rossa. Zona rossa che sarà invece valida su tutto il territorio nazionale, escluse le zone bianche, dal 3 al 5 aprile. In deroga a quanto prevedono le regole, però, a Pasqua e pasquetta sarà comunque possibile spostarsi all’interno della propria regione verso una sola abitazione privata, una volta al giorno, massimo due persone (esclusi i minori di 14 anni). Chiuse scuole di ogni ordine e grado in didattica a distanza, bar, ristoranti e negozi, possibilità di uscire da casa solo per comprovate esigenze lavorative, motivi di salute o situazioni di necessità, stop alla possibilità di andare a trovare parenti e amici una volta al giorno. Al momento i Ristori rimangono ancora bloccati, nonostante i 32 mld di scostamento di bilancio già approvati a gennaio e congelati. A tal proposito il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli  ha dichiarato: “La preparazione del decollo della campagna vaccinale – ha detto Sangalli – si sta sviluppando nel contesto davvero preoccupante della diffusione delle varianti del coronavirus. Sono dunque più che mai necessarie vigilanza attenta ed azioni rigorose e mirate di contrasto dell’epidemia”. Secondo Sangalli però, queste azioni devono consentire di “andare oltre il ricorso generalizzato al ‘più chiusure’, un modello d’intervento rinnovato con l’odierno decreto, ma ormai insostenibile per le imprese del commercio e dei pubblici esercizi, del turismo e dei trasporti, dei servizi. Crescono ulteriormente, così, – ha osservato il presidente di Confcommercio – i rischi di cessazione definitiva dell’attività di tantissime imprese e di caduta dell’occupazione. Continuano, invece, a tardare i ristori dovuti: mancano indicazioni chiare ed è sempre più evidente che occorrerà decisamente rafforzare la dotazione finanziaria per gli interventi a valere sulle perdite di fatturato, preannunciata nell’ordine dei dieci miliardi di euro. Per queste ragioni – ha concluso Sangalli – Confcommercio chiede al Governo un incontro urgentissimo sull’impatto economico e sociale delle chiusure e sulle misure ancora attese del decreto ‘Sostegno’. Un decreto che non deve arrivare fuori tempo massimo.

La Redazione

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