La memoria storica che salva l’umanità. Edi Rama dà lezione di vita alla Ue e non solo….

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“E’ vero che tutti sono rinchiusi nelle loro frontiere e anche Paesi ricchissimi hanno girato la schiena agli altri, ma forse è solamente perchè noi non siamo ricchi e neanche privi di memoria non ci possiamo permettere di non dimostrare all’Italia che gli albanesi e l’Albania non abbandonano mai l’amico in difficoltà. Questa è una guerra dove nessuno può vincere da solo, e voi cari membri coraggiosi di una missione per la vita state combattendo una guerra che è anche la nostra. L’Italia la deve vincere e la vincerà per noi, per l’Europa e per il mondo intero”. Ecco la lezione di vita che il primo ministro dell’Albania, Edi Rama, ha dato ad una Ue sempre più disunita, con un riferimento implicito alla Germania che frena sugli eurobond e alle guerre di frontiera per il materiale medico-sanitario. In queste ore infatti l’Albania ha inviato in Lombardia 10 medici e 20 infermieri come aiuto per affrontare l’emergenza Covid-19 che da più di un mese semina morti e infetti nell’intero paese. “Tutti noi crediamo che l’Italia sia casa nostra e vederla combattere una guerra così feroce e poi essere lasciata a sé stessa fa molto male. Ricambiare non è la parola giusta perché non potremo mai ricambiare quello che l’Italia e gli italiani hanno fatto per noi in tempi troppo bui”, ha aggiunto Edi Rama spiegando di aver organizzato questa iniziativa con il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. “Gli ho accennato questa iniziativa e lui è stato molto ricettivo”, ha aggiunto.

Ma la gratitudine del popolo albanese ha origini profonde e lontane. Come ben racconta Il Fatto Quotidiano (https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/03/29/coronavirus-quei-25mila-albanesi-adottati-da-una-citta-a-cosa-si-riferisce-il-premier-edi-rama-nel-discorso-per-linvio-di-30-medici/5753112/) “È il 7 marzo 1991, un giovedì. Le navi Lirja, Tirana, Legend e poi via via altre decine di “carrette del mare”, pescherecci e a volte vere e proprie zattere di fortuna si affacciano le porto di Brindisi con a bordo migliaia di albanesi in fuga, stremati da decenni di regime comunista guidato da Enver Hoxha e Ramiz Alia. Dopo ventiquattr’ore sulle banchine della piccola città adriatica, la più vicina alle coste di Valona e Durazzo, se ne conteranno 25mila. Venticinquemila. Il giovane sindaco della città, Giuseppe Marchionna, di fronte al rischio di fughe e scontri fece diramare un messaggio in radio e nelle tv locali: “Hanno solo fame e freddo, aiutateli”. La gente capì aprendo le porte le proprie case per fornire un pasto caldo, offrendo un letto e una doccia. Il prefetto Antonio Barrel requisì le scuole, trasformate in dormitori, e il sindaco chiese alle mense aziendali di fornire migliaia di pasti al giorno. La città fece da se, stravolgendo la propria quotidianità per settimane pur di accogliere quelle migliaia di albanesi: ogni condominio organizzava tavolate, metteva a disposizione una stanza libera. Le istituzioni romane si palesarono solo cinque giorni dopo”. Gli sbarchi proseguirono nei mesi successivi e l’8 agosto toccò a Bari. In 20 mila assaltarono la nave Vlora e sbarcarono sulla banchina 14 del porto. Tutto il resto è storia. I volti dei bimbi impauriti in braccio ai propri genitori ancora più spaventati, di chi è costretto ad abbandonare la propria casa e la propria terra per non morire, per dare un futuro ai figli, in cerca di una libertà negata, una dignità distrutta. La memoria storica, quella che tante nazioni europee oggi non hanno, così come tanti politici italiani o, ancor peggio, tanti cittadini italiani. Sì, la memoria di chi ti tende una mano per salvarti, che sia da un porto o dal Covid- 19 non importa. La memoria di chi sa che la vita è fatta di corsi e ricorsi storici, di chi mantiene saldi i propri valori, di chi ha dei valori, di chi sa che la vita è fatta di rispetto per l’essere umano, di chi non alza barriere ma le infrange in nome dell’amore comune, quello che non si compra/vende sui social ma si sente e basta!

D. Pellegrino

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