La mobilitazione sul gioco legale ora diventa nazionale!

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Finalmente il mondo del gioco pubblico ha deciso di mobilitarsi a livello nazionale e non solo contro le leggi vigenti in Piemonte, in Puglia, in Emilia Romagna visto che ovunque ormai vive con la spada di Damocle dei distanziometri, dei luoghi sensibili e delle fasce orarie. Quindi, logico mobilitarsi tutti insieme e rappresentare alle istituzioni, centrale e de-localizzate, le proprie esigenze di vita commerciale.

Così, contro la stretta normativa, che comprende anche i casino online, si sono attivati nei giorni scorsi tanti presidi sotto le sedi delle varie Prefetture: da nord a sud in modo indistinto e con la medesima forza.  Non solo i tabaccai e gestori delle sale da gioco, ma anche sindacati i quali si sono accorti quanto queste norme contro il gioco creino disoccupazione in modo allarmante, senza contrastare il gioco problematico o compulsivo.

Insieme a STS l’associazione As.Tro si è presentata alla manifestazione per appoggiare i propri assistiti contro una legge che segrega le attività ludiche nelle periferie. In tante città la stessa legge si va a scontrare con le norme urbanistiche che vietano il rilascio di autorizzazioni per le attività di gioco e questo condanna senza ombra di dubbio a non potersi assolutamente spostare e, di conseguenza, a chiudere le imprese.

Vi sono poi regioni, come la Puglia, dove sono state emesse le famose “proroghe” per la legge sul gioco e dove i rappresentanti delle varie associazioni, Acogi in primis, intendono aprire un tavolo di concertazione per garantire l’occupazione delle migliaia di lavoratori di questo settore per poi arrivare a sancire norme che possano difendere sia i lavoratori che i giocatori problematici, andando di pari passo e tutelando i rispettivi interessi, la salute e gli investimenti impiegati dalle imprese di gioco e dai suoi operatori.

Senza dimenticare un problema importantissimo nella sua realizzazione: quello del trasferimento delle imprese, certamente facile da proporsi ma non nel suo pratico sviluppo. Anche questa è una tematica che va affrontata se si vogliono tenere valide le norme che impongono lo spostarsi delle attività ludiche dai centri storici, e quindi vicine ai cosiddetti luoghi sensibili, nelle periferie molto meno commerciali.

Certo, chissà poi se tutte queste richieste saranno prese in considerazione da un Governo con la profonda considerando avversione verso il gioco. Ovviamente, la speranza è quella che l’Esecutivo in questo senso faccia qualche piccolo passo indietro e non consideri soltanto il mondo dei giochi “immorale e la piaga del nostro secolo” altrimenti vi sarà ben poca speranza di arrivare a un punto d’incontro.

Ricordare che una delle problematiche comuni a tutte le regioni ed a tutte le leggi sul gioco sia il “distanziometro” abbinato ai luoghi sensibili sembra quasi superfluo. Dal “distanziometro” sono partite tutte le incertezze e le perplessità interpretative che hanno accompagnato tanti mesi e tanti ricorsi ai vari Tribunali Amministrativi Regionali per difendere quelle concessioni pagate  profumatamente e che ora rappresentano soltanto “un pezzo di carta”.

Senza parlare poi del Decreto Dignità che si occupa del gioco vietandone la pubblicità, ma chiedendo nel contempo alle imprese di pagare di più tasse, finanziando così lo stesso Stato e proponendo di spostare di qualche mese la discussione sul riordino dell’intero settore, ma senza affrontarne però le problematiche. Intanto, il vice premier pentastellato Luigi Di Maio non accetta alcun incontro con il settore: eppure dovrebbe essere la persona giusta con la quale interloquire, poiché Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro e dovrebbe ascoltare la voce di chi offrirebbe il contributo  allo Stato di 150mila lavoratori diretti del gioco e degli altri 150mila dell’indotto!

Ugo Cifone

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