L’ass. bitontina EMI Rebus scrive al presidente Emiliano circa legge regionale sul gioco: “scongiurare la più grande lesione dei diritti di libertà nella storia della nostra Regione”

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“La ludopatia è una problematica molto complessa e di cui si sa ancora ben poco. Va studiata seriamente e curata con l’ausilio di metodi efficaci ed incisivi. L’odierno scritto, si rivolge all’intera classe politica dirigente della Puglia, affinchè si possa scongiurare quella che si può definire la più grande lesione dei diritti di libertà nella storia della nostra comune amata Regione”. Inizia così la lunga nota inviata dall’associazione bitontina EMI Rebus al presidente Michele Emiliano. “Chi “crede” di essere nel giusto, si sente per questo legittimato ad attaccare senza ritegno gli altri, molto spesso facendo leva su argomentazioni approssimative, riuscendo a volte inconsapevolmente ad offuscare l’intelligenza”. Il riferimento nello specifico è alla legge regionale 43/2013 di cui, nella nota, si analizzano i probabili risvolti negativi. “Non si può altresì escludere quindi, che precludendo l’esercizio del gioco lecito nella Regione, la norma in parola impedirebbe di fatto la possibilità di indirizzare la domanda di gioco verso la legalità, dando libero sfogo alla proliferazione di ulteriori fenomeni criminosi quali per esempio il riciclaggio, l’incremento dei patrimoni della criminalità organizzata e forme di violenza nei confronti di giocatori insolventi. A tal proposito – sottolinea EMi Rebus – giova citare le osservazioni del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Federico Cafiero De Raho, che nel corso della presentazione dello studio di Eurispes a Torino ribadisce quanto segue: ‘Intervenire vietando di fatto di giocare legalmente, per un verso non garantisce una libertà che deve essere comunque rispettata, per l’altro spalanca praterie per il gioco illegale‘. Inoltre ‘Oltre alle infiltrazioni criminali, è certo che l’area del gioco presenti dei rischi per la salute dei cittadini, anche se i dati oggi in nostro possesso sono, forse, meno allarmanti di quelli che emergono dal consumo di tabacco, di droghe e di alcol. È quindi necessario attrezzarsi per questa specifica dipendenza ‘sine substantia’, che inoltre molto spesso si manifesta in connubio con altre forme di dipendenza ‘da sostanza’. Peraltro aggiunge ‘La repressione deve riguardare l’illegalità, e in proposito la politica dovrebbe intervenire dotando le Forze dell’ordine e gli inquirenti di strumenti più avanzati. Una cosa è certa: il proibizionismo, in questo come in altri settori, ha sempre dimostrato di non essere una soluzione‘. Le autorevoli dichiarazioni del procuratore antimafia e antiterrorismo sull’argomento, si possono commentare da sole per la loro estrema chiarezza e puntualità, di certo non vogliono costituire un monito quanto piuttosto un invito che vede quale destinatario il legislatore statale e/o regionale che sia ad approcciarsi alla materia con la dovuta prudenza e di certo non nei termini propri del proibizionismo”.

E ancora l’associazione EMI Rebus scrive: ” Non è cosa da poco l’impatto che la legge regionale pugliese determinerebbe in termini di ricaduta occupazionale. Non meno importante è la rilevata omissione riscontrata nella norma regionale lì dove il legislatore pugliese ha trascurato di regolare le modalità di ricollocamento dei punti fisici di gioco e se quest’ultimi possano un domani vantare un diritto di prevenzione rispetto ad eventuali luoghi sensibili che si insedino successivamente ad una distanza inferiore ai cinquecento metri da predetti punti. […] Il fondato pericolo che il silenzio normativo sul punto possa generare un bizzarro nomadismo sul territorio dei punti fisici di gioco, è inaccettabile in uno stato di diritto. Ciò si tradurrebbe in una mortificazione, nel senso letterale del termine, dello sviluppo della persona, del valore del lavoro e per ultimo della libertà di iniziativa economica”. […]

La Redazione

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