Leone (Lega): “Cancellare legge 9/2016. Per me sarà una battaglia”

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“Sono un imprenditore prestato alla politica, so cosa vuol dire non dormire la notte, dover pensare a pagare gli stipendi e portarne a casa uno per mantenere la famiglia. Non oso pensare cosa può pensare un imprenditore per cui manca un mese a quella data fatidica del 20 maggio, quando dovrà chiudere per sempre.
Per questo, finchè sarò in consiglio regionale per me sarà una battaglia, finché la proposta arriverà in Aula e verrà cancellata la legge 9/2016, ristabilendo delle regole nuove, partendo dall’eliminazione della retroattività del distanziometro, dimezzandolo, e rivedendo il numero dei luoghi sensibili, capendo quali sono quelli che davvero possono avere un senso. Per ridare dignità e possibilità di lavorare a chi ne ha diritto”. Sono le dure parole del consigliere regionale piemontese Claudio Leone (Lega) nel corso di in un’intervista sulla tv locale. Leone si è sempre schierato dalla parte del gioco condannando la nuova legge regionale in materia. “Ci auguriamo di riuscire ad arrivare nel tempo più breve possibile a mettere mano alla legge (9/2016) che ha lasciato dietro di sé parecchi posti di lavoro”.
Sono stato sempre vicino al mondo dell’imprenditoria, sia per lavoro che come politico, prima come assessore del mio Comune, poi come presidente di commissione che parla, fra l’altro, anche di commercio. Quindi – ha aggiunto Leone – mi sono sentito in dovere di intervenire su una legge che ritengo ingiusta, che ha tolto il diritto di poter lavorare nella legalità a quegli imprenditori che avevano tutti i titoli per poter esercitare la loro professione”.
Persone che, pur avendo tutte le autorizzazioni per apparecchi di gioco e scommesse, “con l’entrata in vigore di tali norme ha dovuto chiudere le proprie attività, lasciando in balia di se molti lavoratori”. Con riferimento alla manifestazione in piazza Castello a Torino ha raccontato: “Ho visto un mondo, delle mamme, molti imprenditori, quasi rassegnati di fronte all’avvicinarsi del 20 maggio, data entro la quale dovranno chiudere le ultime attività rimaste ancora aperte dopo l’entrata in vigore della legge 9/2016. Si poteva inizialmente pensare che la lotta al Gap dovesse passare dal chiudere l’indotto che portava al gioco; abbiamo capito in questi anni che così non è stato, perché abbiamo visto che si è spostato verso il mondo illegale, sono aumentati i sequestri, le azioni delle forze dell’ordine a difesa della legalità. Nei mesi addietro abbiamo ascoltato diverse relazioni, a partire dalla Cgia di Mestre, che ci ha snocciolato dati allarmanti, abbiamo ascoltato gli imprenditori e i sindacati. Le tre categorie sindacali ci hanno chiesto di mettere mano alla legge. Le Awp sono state già contingentate dallo Stato – ricorda – e quanto ai malati di Gap sono e siamo pienamente convinti che non possano essere abbandonati a se stessi, ma che debbano essere aiutati e seguiti ancora più di prima. In molte commissioni ho chiesto quale sia il numero reale dei malati, ma ho avuto pochissime risposte. Dovremmo rivedere il tipo di assistenza fatta finora, tenendo conto che chi è dipendente dal gioco spesso ha anche altri tipi di dipendenza”.

La Redazione

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