Mafia e gioco d’azzardo. Relazione Forze di Polizia 2018

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Mafia e gioco d’azzardo. Dall’Italia all’estero gli interessi della criminalità organizzata incontrano il gambling. E’ quanto emerso dal primo volume della Relazione sull’attività delle Forze di Polizia, sullo Stato dell’Ordine e della Sicurezza Pubblica e sulla Criminalità Organizzata (anno 2018) presentata dal Ministro dell’interno Lamorgese e pubblicata al Senato (https://www.interno.gov.it/it/sala-stampa/dati-e-statistiche/relazione-parlamento-sullattivita-forze-polizia-sullo-stato-dellordine-e-sicurezza-pubblica-e-sulla-criminalita-organizzata). “L’attività investigativa ha, inoltre, confermato interessi criminali rispetto a settori in grado di garantire ingenti profitti illeciti a basso rischio, quali quelli del gioco e delle scommesse; in tali ambiti sono stati registrati accordi di reciproco vantaggio tra esponenti di sodalizi di diverse estrazioni finalizzati a strutturare a gestire forme di cooperazione funzionali a garantire, tra l’altro, ampie possibilità di riciclaggio dei proventi illecitamente acquisiti. Il 14 novembre 2018 – prosegue la relazione – la Guardia di Finanza, sul territorio nazionale, in special modo nelle province di Reggio Calabria, Bari, Taranto, Foggia, Napoli ed all’estero (Romania, Serbia, Svizzera, Austria, Malta, Curacao – Antille Olandesi – e Spagna), ha concluso un’operazione di polizia giudiziaria che ha permesso di eseguire provvedimenti cautelari, emessi dalle Direzioni Distrettuali Antimafia ed Antiterrorismo di Reggio Calabria e Bari, nei confronti di 40 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere transnazionale, aggravata dal metodo mafioso, finalizzata all’esercizio abusivo di attività di gioco o di scommesse, truffa ai danno dello Stato, riciclaggio, impiego di denaro beni o utilità di provenienza illecita, dichiarazione infedele ed omessa dichiarazione, trasferimento fraudolenti di valori. Contestualmente – prosegue la Relazione – sono stati sequestrati beni mobili ed immobili, rapporti bancari, società italiane ed estere e siti nazionali ed internazionali di gambling on line per un valore complessivo di più di 900.000.000 di euro. Tra il 14 ed il 17 novembre 2018 la Polizia di Stato nelle province di Catania, Caltanissetta, Siracusa, Agrigento, Parma e Novara ha eseguito altre 35 misure restrittive emesse dalla Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo di Catania sequestrando numerose agenzie di scommesse/internet point dislocate nelle province di Catania, Siracusa, Caltanissetta e Ragusa. Le indagini hanno evidenziato come il gioco online avesse catalizzato l’interesse del clan “Capriati” a Bari, delle famiglie mafiose dei “Santapaola-Ercolano” e dei “Cappello-Bonaccorsi” a Catania nonché delle cosche “Tegano”, “Iannì” e “Franco” a Reggio Calabria. In particolare, è stata documentata l’esistenza di un complesso sistema organizzato di raccolta illegale di scommesse su eventi sportivi e non, gestito con modalità mafiose tramite un circuito parallelo illecito costituito da piattaforme informatiche rese disponibili da noti imprenditori e funzionale, tra l’altro, ad raggirare la normativa fiscale e anti-riciclaggio”, aggiunge. Su Cosa Nostra – continua la Relazione – “il traffico di droga resta centrale negli affari dell’organizzazione mafiosa: l’attività investigativa ha documentato alleanze ed accordi trasversali, anche intermatrice, che peraltro si estendono anche alla cogestione di riciclaggio, usura, gioco on line e scommesse illegali, anche attraverso piattaforme operanti su internet. 1° febbraio 2018 – Palermo – La Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un’ ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 24 persone (di cui 16 in carcere e 6 agli arresti domiciliari) ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, trasferimento fraudolento di valori, concorrenza sleale aggravata dal metodo mafioso, riciclaggio, auto riciclaggio, associazione finalizzata alla produzione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti ed associazione per delinquere finalizzata all’esercizio abusivo delle scommesse sportive ed alla truffa ai danni dello Stato. Le indagini hanno dimostrato come l’organizzazione mafiosa avesse rivolto l’interesse verso il settore dei giochi, in particolare alle agenzie di scommesse e alle slot-machine. Le indagini hanno evidenziato come Cosa nostra “sponsorizzasse” l’utilizzo dei circuiti di gioco dell’organizzazione interessata dall’attività investigativa a fronte di un utile annuo variabile tra i 300 e gli 800 mila euro e la partecipazione occulta di un boss in una società di import-export di prodotti alimentari verso gli Stati Uniti. Durante l’operazione di polizia è stato eseguito il sequestro di numerosi beni immobili, società e di 46 agenzie di scommesse distribuite su tutto il territorio nazionale”. “Il 18 giugno 2018 l’Arma dei Carabinieri ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 104 affiliati ai “Mercante-Diomede” ed ai “Capriati”, operanti nella città e nella provincia di Bari, ritenuti responsabili di associazione di tipo mafioso, tentato omicidio, porto e detenzione di armi, rapina e sequestro di persona, ricettazione, detenzione di sostanze stupefacenti e violazione alle prescrizioni della sorveglianza speciale, con l’aggravante del metodo mafioso. In particolare, l’indagine ha documentato l’operatività di tali consorterie mafiose, strutturate in gruppi con competenza territoriale facenti capo ad una strategia e ad una matrice unitaria caratterizzata dal ricorso ai rituali di affiliazione, evidenziando altresì come molti dei gruppi della provincia, sinora ritenuti sodalizi criminali autonomi, siano in realtà inquadrabili quali articolazioni dei principali clan baresi. In particolare, l’indagine ha consentito di delineare gli assetti associativi, le gerarchie interne e le modalità di affiliazione delle due consorterie, strutturate in più gruppi considerati precedentemente slegati tra loro e con precise competenze territoriali; di documentare i rapporti tra le due organizzazioni criminali e quelle attive in altre aree della Puglia (la Società Foggiana e la frangia leccese della Sacra Corona Unita); individuare i responsabili di 4 rapine, una delle quali ai danni di autotrasportatori, e di 3 tentati omicidi, avvenuti dal 2011 al 2013 nell’ambito di una conflittualità tra le citate compagini e il contrapposto clan “Strisciuglio” e di accertare l’operatività dei sodalizi: • nel narcotraffico, nelle estorsioni a commercianti e a titolari di cantieri edili, nonché nell’usura e nella commissione di furti in abitazione e di veicoli; • nell’installazione di slot machines nelle sale da gioco e nella fornitura di servizi di security nei locali di intrattenimento”, aggiunge. “In Italia, la criminalità cinopopolare non appare riconducibile alla presenza di un’unica organizzazione centrale che diriga e coordini l’attività di cosche affiliate, ma è caratterizzata dalla presenza di diversi gruppi delinquenziali tra loro autonomi. I sodalizi sono caratterizzati da una struttura stabile e gerarchicamente organizzata sul modello verticistico; in alcuni casi è stato documentato il modus operandi tipico delle organizzazioni di tipo mafioso. Le comunità cinesi si connotano per una forte coesione etnica e culturale; le manifestazioni criminali si evidenziano spesso in ambito intraetnico con grandi capacità di mimetizzazione dei propri business illegali. Già da diversi anni, nel nord e nel centro Italia, si è registrata l’operatività di bande giovanili che utilizzano taluni locali pubblici come basi logistiche e si dedicano allo sfruttamento della prostituzione, al gioco d’azzardo e allo spaccio di droga. Il 18 gennaio 2018 conclude la relazione – in varie province del centro e del nord Italia, la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 25 cinesi ritenuti responsabili di associazione di tipo mafioso, estorsione, spaccio di sostanze stupefacenti, usura, esercizio illegale del credito e esercizio di giochi d’azzardo. L’organizzazione criminale aveva acquisito con modalità mafiose il monopolio del trasporto delle merci su strada delle aziende cinesi in Europa. Inoltre, l’associazione gestiva bische clandestine, praticava estorsioni in danno di aziende di connazionali e controllava spaccio di stupefacenti all’interno di locali cinesi. L’indagine ha consentito di ricostruire la matrice mafiosa per alcune sparatorie avvenute in Francia e in Germania. Grazie alla collaborazione con i collaterali organismi esteri, uno dei 25 indagati è stato arrestato a Parigi”.

La Redazione

 

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