Mariupol, ucciso l’ex capitano della nazionale ucraina di pallanuoto Yevhen Obedinsky

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L’ex capitano della nazionale ucraina di pallanuoto Yevhen Obedinsky è morto mentre combatteva per difendere Mariupol. Lo riportano alcuni siti internazionali.

L’ex pallanotista è solo l’ultimo di una lunga lista di sportivi morti per difendere il proprio Paese. Ha scandalizzato il mondo l’uccisione di Kateryna Dyachenko, stella della ginnastica ucraina morta a soli 11 anni. Anche lei ha perso la vita sotto le bombe di Mariupol, diventata simbolo del martirio ucraino, dove viveva con la sua famiglia. Sempre tra la devastazione di Mariupol, ma questa volta in battaglia, sono morti anche Maksym Kagal, primo campione del mondo di kickboxing nella squadra nazionale ucraina, e Yegor Birkun, campione di arti marziali miste, celebrato come un eroe nazionale dalla sua federazione.

Nel nostro Paese sono tante invece le iniziative di solidarietà. Una trentina di giovani pallavoliste ucraine in fuga sono in arrivo a Milano dove saranno accolte dalla Federazione Italiana Pallavolo. Per alcuni mesi saranno ospitate con supporto sportivo, didattico e linguistico. Il portiere dell’Empoli Guglielmo Vicario ha accolto nella sua casa a Udine una donna il figlio di 8 anni mentre l’ex pugile Patrizio Oliva è in missione al confine tra Romania e Ucraina per dare aiuto ai profughi. «La mentalità degli sportivi è quella di aiutare», ha detto Oliva.

Intanto c’è chi come Andriy Shevchenko decidere di non andare in Ucraina a combattere ma continua a lavorare per il suo popolo a distanza e presenta la sua iniziativa Play Your Part for UkraineChe ha due obiettivi: “Il primo è cercare di raccogliere fondi. Aiutare i bambini, le donne e gli anziani che fuggono dalla guerra, così come aiutare chi invece è rimasto là. La situazione è drammatica in tante città – prosegue Sheva in un’intervista a Sky -. Manca cibo, manca l’acqua. Sono in contatto con gli ospedali pediatrici e la situazione è difficile”. L’altro obiettivo è uno dei tasti su cui Shevchenko spinge particolarmente: parlarne. Ad alta voce: “La gente in Ucraina ha bisogno di non sentirsi abbandonata. Di sapere che il mondo è vicino a loro. Il mio popolo sta difendendo i propri diritti, la scelta di essere liberi, di difendere la patria, di difendere la propria casa. Questa è la giusta causa”.  E poi la propria casa, aperta: “Sono disposto ad ospitare qualche famiglia a casa mia. In più stiamo raccogliendo soldi per mandare medicine in Ucraina. Tanti giocatori ucraini stanno facendo molto”.

La Redazione

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