Pasquini (Sapar): “Giocare 1 euro: una colpa di cui vergognarsi”

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“È questa l’accusa nascosta che ritroviamo nelle ordinanze dei comuni e delle regioni.

È l’unica giustificazione che riesco a trovare in tanta aggressività nel decidere che non si possa giocare nei centri storici o vicino alle chiese o alle scuole. Come se la presenza di una slot in un bar si trasformasse in una calamita per l’attenzione degli adolescenti”.

“Però si difende (giustamente) – afferma Luca Pasquini, presidente di Sapar Toscana – la pubblicità alle scommesse, dimenticando però che l’aspetto grafico è studiato appositamente per catturare l’attenzione proprio dei più giovani, con una cura maniacale dei colori e dei suoni, in un mix di combinazioni che col tempo riesce a far individuare il prodotto senza neanche guardarlo.

A tutto questo si aggiungono le centinaia di passaggi su radio e tv, non solo i canali tematici, che già dalla mattina ti cullano con messaggi rassicuranti e di opportunità che subdolamente invadono le nostre orecchie.

Il gioco è una peculiarità umana, da sempre, addirittura sotto la croce di Cristo i romani giocavano a dadi e questa scena, riproposta più volte nei dipinti, mai ha scatenato alcuna difesa della sacralità religiosa dell’immagine o del contesto.

I sindaci invece, per le slot, tendono a salvaguardare i luoghi di culto, sostituendosi al potere temporale, facendo suo quel proibizionismo morale che la Chiesa moderna sta progressivamente abbandonando.

Qual è la differenza del mio euro giocato alla slot con quello del mio amico speso al 10 e lotto?

Apparentemente nessuna, è la solita moneta coniata dalla BCE e guadagnata con onesto lavoro, ma è proprio come lo si spende che genera la distinzione.

La slot vive di uno stereotipo, perché ricorda i tempi malavitosi americani e quindi per associazione di idee anche chi le gestisce oggi è un fuorilegge che “ruba” i soldi alle famiglie e le mette in povertà.

Gli altri giochi no, un po’ perché sono tutti più recenti e proprio per questa loro “freschezza” sono sempre stati dipinti (furbescamente) come un gioco per famiglie.

Ma io non mi vergogno di quell’euro, non obbligo nessuno a giocare, non prendo alcuno e lo accompagno al bar a giocare.

Il bar, come il circolo, è luogo da sempre di socializzazione ed intrattenimento, così come lo sono diventate tantissime tabaccherie da quando hanno una vasta offerta di prodotti di gioco.

Chi scrive le ordinanze, sul nostro settore come in altri, non ha mai vissuto il territorio, non conosce le realtà sociali se non per sentito dire.

Ma nei bar molto spesso trovo persone sole, senza famiglia, uomini e donne che hanno perso il coniuge e che immaginano nel bar una stanza di casa propria, perché incontrano gli amici, fanno una partita a carte, leggono il giornale facendo quattro chiacchiere prima di andare a far la spesa o a lavorare e ci aggiungono quell’euro al gratta e vinci, o alla slot di cui dovrebbero vergognarsi. Passano il proprio tempo senza isolarsi, continuando a vivere. Qual è la mia colpa? Far spendere un euro?

Ma fatemi il piacere…”. /Fonte PressGiochi

Maria Castellano, Giorn. FreeLance 

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