Per l’azzardo, i Comuni hanno adesso il “modello Toscana”

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A due anni dall’entrata in vigore della nuova legge regionale conto la patologia dell’azzardo, i Comuni della Toscana hanno voluto fare il punto sulla lotta alla patologia d’azzardo con un convegno dal titolo “Non t’azzardare, eh!”. Un’intera giornata di relazioni e proposte organizzata dall’Anci Toscana, il cui presidente è Matteo Biffoni, sindaco di Prato, ovvero il Comune che aveva sperimentato il regolamento preso poi a modello per la stessa legge regionale.

E oggi è proprio un funzionario di Prato, Alessandro Golin (Normative locali e applicazioni: Prato punta sulla conoscenza nella P.A.), a organizzare per conto dell’Anci un corso per gli altri Comuni della Toscana sulla normativa regionale e sulla sua compatibilità con le leggi nazionali e i diritti delle imprese che operano nel settore: in altre parole, come evitare che un provvedimento di chiusura, per esempio, possa trasformarsi in un ricorso che costringe il Comune a risarcire una sala giochi per milioni di euro.

Ma sono così frequenti i contenziosi tra gli enti locali e le imprese del settore gioco? Sono davvero su fronti opposti e tutelano interessi in contrasto tra loro?

A sentire Simona Neri, sindaco del Comune di Pergine Valdarno e delegata Anci Toscana per il gioco d’azzardo, le sale giochi e i Comuni non devono affatto essere avversari. “La stessa legge regionale” dice “è stata scritta parlando proprio con gli operatori e tenendo conto delle loro esigenze”.

Matteo Iori, presidente del Conagga (Coordinamento dei gruppi di giocatori d’azzardo), che quindi si occupa di prevenzione e cura della dipendenza da gioco, è ancora più esplicito e dice che “gli operatori di gioco devono essere degli alleati nella lotta alla dipendenza, non degli avversari”.

Arturo Bova

La ludopatia non è l’unico aspetto critico del gioco. Gli interessi della criminalità, soprattutto quella organizzata, sono indiscutibili, anche se non sempre si riesce a distinguere la parte inquinata dalle attività svolte nel pieno rispetto delle leggi e, quindi, tutelare gli operatori onesti. A Firenze è stata portata la testimonianza della Regione Calabria: Arturo Bova, presidente della Commissione contro la ‘ndrangheta, ha detto che è necessario riorganizzare il settore senza spinte proibizioniste ma riducendo l’offerta: quando l’offerta è polverizzata sul territorio, è più difficile fare controlli assidui e capillari.

Laura Lega

Posizioni antiproibizioniste anche per il prefetto di Firenze, Laura Lega, la quale ha confermato, rispondendo alle nostre domande, che vietare il gioco rischia di spingere il giocatore verso l’offerta illegale. Come dimostrano tutte le esperienze di proibizionismo maturate nella storia, in qualunque settore.

Punta sulla prevenzione, invece, Fabio Voller, medico e coordinatore dell’Osservatorio di epidemiologia dell’Agenzia regionale della sanità, secondo il quale comunque il vero pericolo arriva dal gioco on line. E per il quale invoca un coinvolgimento mondiale dei motori di ricerca.

Per il padrone di casa, il presidente di Anci Toscana, Matteo Biffoni, bisogna circoscrivere le preoccupazioni sul gioco patologico e non su tutto il gioco legale. Che comunque, rivendicando il ruolo degli enti locali, chiede un quadro legislativo nazionale con regole più chiare e stringenti.

G. Moncada

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