Piemonte, i sindaci si ribellano alla “legge Leone” sul gioco d’azzardo

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“Faremo le ordinanze contro le slot machine anche se la Regione ha cambiato la legge”. E’ la promessa di alcuni sindaci piemontesi all’indomani dell’approvazione della cosiddetta “Legge Leone”, dal nome del suo primo firmatario, il consigliere leghista Claudio Leone. Il nuovo testo approvato dalla maggioranza prevede che i sindaci non potranno più avere alcun margine d’intervento sulle limitazioni delle fasce orarie degli apparecchi d’intrattenimento. Il 6 luglio, mentre fuori da palazzo Lascaris i sindaci, le minoranze, il candidato del centrosinistra Lo Russo e don Luigi Ciotti (Gruppo Abele e Libera) protestavano contro il nuovo disegno legge, la maggioranza tirava fuori dal cilindro il “canguro”: un nuovo documento che presentava una lunga serie di emendamenti riassuntivi per far decadere quasi tutti i 900mila depositati dalle opposizioni. Se n’erano salvati soltanto 180, discussi già martedì stesso. Al momento dell’approvazione tanti i cartelli con la scritta “Non finisce qui”, alzati dai banchi dell’opposizione. Centrosinistra e Movimento 5 Stelle promettono un referendum abrogativo, chiamando in causa direttamente in cittadini. “La maggioranza ha fatto una scelta scellerata, avvenuta sotto dettatura delle lobby dell’azzardo, ignorando tutti i pareri contrari di associazioni, enti locali e forze dell’ordine che, durante le audizioni in commissione, hanno messo in guardia il legislatore dal modificare questa buona norma”, si legge in una nota del gruppo M5S. “Visti gli evidenti profili anticostituzionali della legge – concludono i pentastellati – confidiamo in uno stop da parte della magistratura”.

Intanto incalza la protesta di alcuni sindaci che promettono battaglia dalle colonne del quotidiano La Stampa. In particolare, come spiega Elena Plastra, sindaca di Settimo torinese: “Noi manterremo le restrizioni previste e in particolare la vicinanza dei luoghi sensibili”. Mentre Francesco Casciano, sindaco di Collegno, ribadisce la propria volontà di “lottare contro la ludopatia” essendo “legittimati anche sotto il profilo giuridico”.

La Redazione

 

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