Pigozzo: “In Veneto le ludopatie coinvolgono circa 32.500 giocatori; solo 1800 si rivolgono ai SerD delle Ulss”

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Dati allarmanti quelli presentati dal vicepresidente del consiglio regionale del Veneto, Bruno Pigozzo, nel convegno “Azzardo. Fra legislazione nazionale, regionale e regolamentazione degli Enti Locali” promosso dalla Consulta nazionale Antiusura. “Le ludopatie in Veneto – ha spiegato Pigozzo – coinvolgono circa 32.500 giocatori dei quali pochissimi, un dato statistico inferiore al 6 per cento del totale, circa 1800 persone, si rivolgono effettivamente ai SerD delle Ulss. Il volume di gioco supera i sei miliardi di euro e anche in Veneto i casi di cambisti, chi presta denaro a tassi elevati ai giocatori dei casinò, o di usura non sono affatto infrequenti e in certe situazioni, purtroppo, sono anche riconducibili a organizzazioni malavitose strutturate di chiara ascendenza mafiosa: ricordiamo tutti in Veneto il caso, una decina di anni or sono, di Rosario Lo Nardo, figura di riferimento dei clan Fidanzati e di Totuccio Contorno nonché ponte tra Cosa Nostra e Mala del Brenta condannato per usura a 10 anni proprio perché prestava denaro a giocatori incalliti, che finivano poi per essere vittime di estorsioni e minacce. Tra gli anni dell’arresto di Lo Nardo, il 2010, e il 2016 le denunce per estorsione sono aumentate del 70 per cento in Veneto e anche le denunce per usura sono salite del 37 per cento: a fianco delle ludopatie, che necessitano di politiche di prevenzione oltre che di cure, si sviluppa il cancro mafioso che deve essere contrastato con l’azione di contrasto e repressione, che spettano alla magistratura inquirente e alle Forze dell’Ordine, ma anche attraverso una costante azione di prevenzione e di informazione e diffusione della cultura della legalità, soprattutto ma non solo tra i giovani. Gli enti locali – ha aggiunto Pigozzo – possono svolgere un ruolo decisivo in ciò. In Veneto non mancano gli interventi legislativi miranti a ridurre l’impatto del gioco d’azzardo, e penso all’art. 20 della legge regionale 6 del 2015, all’art. 54 della legge regionale 30 del 2016, con i vincoli e parametri urbanistici, oltre alle norme tese a contrastare la malavita organizzata come con la legge regionale 48 del 2012 che prevede misure per l’attuazione coordinata delle politiche regionali a favore della prevenzione del crimine organizzato e mafioso, della corruzione nonché per la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile.

Non da ultimo poi vorrei ricordare come in quinta Commissione consiliare sia in discussione, con le relative audizioni, il Pdl 395 con nuove norme sulla prevenzione e cura del disturbo da gioco d’azzardo patologico, testo che raccoglie tre proposte avanzate da diversi gruppi consiliari sull’argomento. Il tema è avvertito e all’attenzione del legislatore regionale veneto e la nostra partecipazione al convegno torinese è una testimonianza dell’impegno che profondiamo sia per contrastare il radicamento delle mafie nella nostra regione, sia per dare risposte alla drammatica realtà della ludopatia”.

La Redazione

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