Proposta di sospensione divieto di pubblicità gioco. Sapar: “Il decreto ‘Dignità’ ha distrutto la terza industria italiana”

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Valentina Vezzali, sottosegretaria con delega allo sport, al lavoro per la sospensione del divieto di pubblicità del gioco. A tal proposito Sapar scrive in una nota: “Si starebbe lavorando per inserire nella Legge di bilancio una sospensione fino al 30 giugno 2023 del divieto di pubblicità diretta e indiretta introdotto con l’articolo 9 del nefasto e miope “Decreto dignità” del 12 luglio 2018 a firma del governo giallorosso. Già ipotizzato il mese scorso da Valentina Vezzali, sottosegretaria con delega allo Sport, adesso sembra intravedersi una leggera luce in fondo al tunnel”. Così in una nota Sapar. “Si starebbe lavorando per inserire nella Legge di bilancio una sospensione fino al 30 giugno 2023 del divieto di pubblicità diretta e indiretta introdotto con l’articolo 9 del nefasto e miope “Decreto dignità” del 12 luglio 2018 a firma del governo giallorosso. Già ipotizzato il mese scorso da Valentina Vezzali, sottosegretaria con delega allo Sport, adesso sembra intravedersi una leggera luce in fondo al tunnel. “Dignità” – prosegue Sapar – solo nel nome perché di fatto il decreto ha evidentemente deciso di distruggere la terza industria italiana che porta alle casse erariali un indotto di 9 miliardi di euro. Il web è una bolgia di dantesca memoria, dove sono presenti provider esteri sui quali non c’è alcun controllo. Questa situazione, in cui si vieta alle aziende italiane di avere una propria vetrina sul web, è foriera di un’assenza di controllo sui ludopatici e sui minori che giocano online e che spesso mentono sulla loro età pur di giocare. E il Governo del non-cambiamento, invece, cosa ha fatto? Ha negato qualunque forma di pubblicità per le aziende italiane e, di conseguenza, ha causato perdite per l’intero settore. I siti esteri, spesso illegali, hanno attirato tanti giocatori che hanno iniziato a giocare su piattaforme opache, illecite e non controllate.

Così i problemi per i gestori sono aumentati. Anzi, lo stesso reddito di cittadinanza, la più grande beffa del XXI secolo i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti, è stato finanziato non con le tasse ai concessionari, come il Governo ha voluto far credere, ma colpendo i gestori. Senza pubblicità, quindi, e con una tassazione ai massimi livelli. Miopia, assenza di prospettive, poca conoscenza della materia e demagogia a 5 stelle hanno portato alla debacle del decreto dignità e di conseguenza dei nostri lavoratori e delle nostre imprese. Si elimini subito il divieto di pubblicità e si garantisca al nostro settore di ripartire con la stessa dignità di qualunque altro settore economico del Paese”.

La Redazione

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