Pucci (Astro): “No ristori ma rimborsi mancato fatturato”

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Il comparto giochi, che già pre Covid era in crisi, ora agonizza. Questo è un dato inopinabile. Ed è per questo che le associazioni di categoria chiedono che il Governo intervenga. “I ristori vanno sostituiti con rimborsi che tengano conto dei mancati incassi e delle tante imposizioni fiscali che continuano a gravare sulle nostre aziende nonostante siano chiuse da quasi un anno”. E’ quanto proposto da Massimiliano Pucci, presidente di As.Tro.

“I rimborsi che chiediamo al Governo dovrebbero anche compensare le spese correnti, che non sono state interrotte dalla pandemia. Il nostro settore – ha spiegato Pucci – dal primo gennaio ha continuato a versare Iva, imposte sui bolli, contributi previdenziali dei dipendenti, imposte su prodotti che non utilizziamo. Se le chiusure si protrarranno sine die, servono interventi seri. L’Istat ha reso noto che ci sono 292 mila aziende a rischio sopravvivenza nei prossimi 90 giorni e che danno lavoro a quasi 2 milioni di addetti: il settore giochi, che è parte di queste, con 166 giorni di chiusura nel 2020 è stato uno dei più colpiti dalle misure anti-pandemia”.

Già nei giorni scorsi Pucci, nel corso della diretta con il direttore di Agimeg, Fabio Felici, aveva manifestato il proprio disappunto sulle scelte di Governo fatte in questo anno di pandemia, scelte che avrebbero penalizzato alcuni settori più di altri. “I colleghi delle palestre, del turismo, dello spettacolo hanno tutta la mia solidarietà. Anche loro sono stati colpiti dal concetto di non essenzialità che il Governo ha dato al settore del gioco pubblico. Abbiamo fatto investimenti per rispettare i protocolli e mettere in sicurezza le nostre aziende, ma non ci fanno aprire ugualmente. La nota dolente è rappresentata dai ristori – anticipava Pucci – Uno studio della CGIA di Mestre ha dimostrato come a fronte di 29 miliardi di euro di ristori si sono persi 423 miliardi di fatturato, dunque i ristori coprono appena il 7% delle perdite. Il nostro settore dal 1 gennaio ha dovuto sostenere versamenti Iva, imposte sui bolli, spese per i contributi previdenziali dei dipendenti, contabilità ordinaria e pagamenti delle imposte su prodotti che non utilizziamo. Se le chiusure si protrarranno sine die, servono ristori seri. L’Istat ha reso noto che ci sono 298 mila aziende a rischio sopravvivenza nei prossimi 90 giorni. Speriamo di riaprire il prima possibile, abbiamo tutti le stesse problematiche. Questo concetto di essere aziende non essenziali non ci consente di andare in banca per pagare il mutuo. Essenziale è lavorare. Al Premier Conte – ha concluso il presidente di Astro – chiedo di volare più in alto. Questa crisi ha un elemento tipico, ovvero lo scontro tra lavoratori garantiti e non garantiti. Gli unici essenziali sono le forze dell’ordine e i medici. Ma allora perché a questa crisi partecipano solo alcune categorie ed altre no? La crisi viene pagata solo da un terzo degli italiani, per questo chiedo al Premier un atto da statista e meno da politicante”.

La Redazione

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