Puglia: il comparto gioco in protesta. Ass. Agile: ” Risolvere la ludopatia attraverso il distanziometro è pura ipocrisia”

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E’ in fermento oggi la Puglia del gaming. Come preannunciato nei giorni scorsi, in queste ore si sta tenendo la  manifestazione di protesta contro l’entrata in vigore della legge regionale sul gioco, provvedimento che introduce il distanziometro che vieta di vendere giochi pubblici a meno di 500 metri da luoghi definiti sensibili.

“Il distanziometro non rappresenta una soluzione rispetto ai problemi del gioco d’azzardo patologico – ha dichiarato il consigliere regionale  Fabiano Amati (Pd) – Nonostante sia contro ogni forma di gioco perchè penso che nel gioco il banco vinca sempre, non credo nel distanziometro, ma nei processi educativi. Sono d’accordo con il procuratore De Donno secondo il quale il distanziometro potrebbe determinare un aumento della criminalità e l’usura. Non si può fare il federalismo del gioco, preferisco personalmente arrivare a prevenire situazioni di perdita di posti di lavoro. Gli studi dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Eurispes confermano questa tesi dalla quale deriva la mia opinione in materia”.

L’introduzione del distanziometro creerebbe forti disagi occupazionali ed economici per circa 20 mila famiglie. E’ per questo che decine di manifestanti si stanno affollando sotto la sede del Consiglio Regionale della Puglia protestando contro la mancata proroga all’entrata in vigore della legge regionale.

Anche l’ Associazione gioco legale (Agile)  ha espresso la propria posizione a riguardo denunciando in una nota “la propria profonda preoccupazione per le cessazioni di attività già effettuate da organi locali comunali, e per quelle che sono destinate a cessare, qualora la Regione Puglia non riterrà di modificare la l. r.  43/2013 nei sensi e per i motivi alla base della proposta di emendamento a firma del consigliere capogruppo Abaterusso”. Risolvere il fenomeno della ludopatia o curarla “attraverso il distanziometro è pura ipocrisia e comunque strumento inefficace e dannoso sotto altri aspetti. Tra l’altro, la diaspora verso le periferie delle nostre attività incentiverebbe maggiormente il gioco, fornendo anche un contesto di ghettizzazione dei frequentatori. Il procuratore De Donno di Brindisi si è anche espresso per l’inutilità del ricorso al distanziometro e ha evidenziato le problematiche occupazionali, qualora si continuasse su questo piano”.
Per l’associazione “il Testo Unico è l’unico approdo possibile, come vuole l’emendamento che con forza vogliamo che venga approvato; una regolamentazione uniforme a livello nazionale per tutti, con diritti e doveri per entrambe le parti. Il nostro è piccolo grande mondo di uomini e speranze, circondate dallo Stato che ne è “socio” in percentuale molto rilevante. Stato che già ipotizza di aumentare anche la proporzione di guadagno su tali attività. Per cui lo Stato e gli organi territoriali (Regione e Comuni) sono parte attiva di tale fenomeno. Lo Stato non deve rinnegare la fiducia nell’operato di noi imprenditori a presidio della legalità, nel rispetto delle regole, e quale contrasto all’illegalità. Auspichiamo che tutto l’enorme movimento di pensiero e volontà intorno a tale problematica si risolva con un’atto di responsabilità della Regione. Non vogliamo credere che ci sia qualcuno che voglia assistere alla ‘espulsione’ dell’imprenditoria e dei lavoratori dal contesto delle nostre comunità” conclude la nota.

D. Pellegrino

 

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