Pvr, sottobanchi e infiltrazioni mafiose. Il nuovo ombrello legale sulle scommesse illegali

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di Riccardo Calantropio

“Quando si parla di “sottobanchi”, ormai, si sta parlando implicitamente di infiltrazioni mafiose nel settore scommesse”. Così Riccardo Calantropio denuncia le infiltrazioni mafiose nel mondo del gambling.
“Le organizzazioni mafiose, come hanno dimostrato, da tempo, le molteplici indagini della DIA, operano nel settore delle scommesse tramite i “sottobanchi” collegati a siti esteri punto.com, gestiti quasi sempre dalle stesse organizzazioni mafiose.

Prima del 2000, la mafia operava solo nel mercato delle slot machine, specialmente nel periodo in cui non erano collegate alla SOGEI, e come si sa, il controllo del territorio da parte delle mafie, rispetta le loro regole. Una spartizione territoriale in zone, dove comandano le famiglie mafiose del luogo.

Da parte mia, conoscevo questa realtà del controllo mafioso del territorio fin dal 1975, quando avevo ereditato da mio padre, insieme ai miei due fratelli, complessivamente un terzo delle azioni della Navalmeccanica SPA, una società di oltre 500 dipendenti, che operava, tramite appalti, nel campo della prefabbricazione, montaggi e manutenzione di impianti petrolchimici e nella manutenzione delle petroliere che attraccavano nei pontili del siracusano, il più grande polo petrolchimico d’Italia.

E proprio, nella prospettiva, di diventare un dirigente della Navalmeccanica SPA (a solo ventotto anni divenni, infatti, direttore tecnico e a trenta vicepresidente), mi ero laureato, nel 1975, in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino. Tra l’altro avevo una predisposizione naturale per le materie scientifiche e per la matematica, che nel 1983 mi è servita quando mi sono interessato di giochi e scommesse, introducendo diverse innovazioni fondamentali, come le “colonne and”, di cui parlo anche in un articolo di GiocoNews, “Le Colonne And anche nelle scommesse sportive”:
https://www.gioconews.it/scommesse/66-generale/52155-le-colonne-and-anche-nelle-scommesse-sportive

Facendo il dirigente di una SPA di quelle dimensioni, anche in qualità di vicepresidente, ovviamente, ho appreso, già allora, molte nozioni di diritto commerciale, civile, penale, amministrativo e tributario, che uso oggi nel settore giochi e scommesse, come consulente esperto nel settore.

Fin quando si operava nella provincia di Siracusa non vi erano problemi, ma quando si vincevano degli appalti in altre province della Sicilia, si doveva rispettare il sistema clientelare politico mafioso. Ovvero dare in sub appalto parte dei lavori a ditte del luogo e spesso assumere temporaneamente la manovalanza (operai non specializzati) della provincia. Queste ditte subappaltatrici erano gestite dalle mafie, che non solo pagavano meno i loro dipendenti rispetto alla paga sindacale, ma li obbligavano a votare i politici contigui a loro. Era il cosiddetto sistema clientelare, una delle principali cause che non hanno permesso lo sviluppo della Sicilia e delle altre regioni del sud. Il sistema clientelare politico mafioso si basava sulla insufficienza di posti di lavoro, in modo che dovevano accettare le loro condizioni. Se i posti di lavoro fossero stati a sufficienza, in pochi le avrebbero accettati. Da qui lo sviluppo economico delle regioni del sud è stato volutamente condizionato e penalizzato dalle scelte della politica contigua alle mafie.
Nel 1983, avevo ceduto a uno degli altri soci le mie azioni della Navalmeccanica, e mi ero ripromesso, dopo essermi reso conto della deleteria realtà politica mafiosa, di operare in campi lontani da questo sistema clientelare. Non avevo mai pagato il pizzo e non ero mai stato colluso con la mafia, ma se si andava fuori della provincia di Siracusa era impossibile lavorare senza accettare il sistema dei subappalti.

Il problema del controllo del territorio da parte delle organizzazioni mafiose, l’ho ritrovato, mio malgrado, dopo il 2000 nel settore delle scommesse, visto che nel 1999, avevo vinto nel primo bando di gara una concessione ippica e una sportiva.

Conoscendo il settore, mi sono sempre rifiutato, categoricamente, di accettare nella mia agenzia di Siracusa le slot machine, nonostante le forti pressioni. Già dal 1976, operando in quell’ambiente, avevo come gli altri soci della mia SPA, il porto d’armi, e giravo armato con una Colt Python 357 magnum con fondina ascellare. Sapevo come trattare con certi ambienti, ovvero rispetto reciproco, ma senza scendere a compromessi. Ho accettato le slot machine, e dopo le VLT, solo quando erano gestite direttamente dalla SNAI, che avevo come provider per le mie concessioni AAMS, e dopo il 2013 dalla Sisal, a cui cedetti la mia agenzia di Siracusa, rimanendo gestore fino al 2018.
Naturalmente non ho mai accettato i “sottobanchi”, ma sapevo che erano gestiti dalle mafie.
Quando, nel 2020, stavo per inviare l’email pubblica ad ADM e ai sottosegretari al MEF Villarosa e Baretta, avevo contattato alcune associazioni di gestori nate da poco per coinvolgerli, ma non ne vollero proprio sapere, tranne un paio. Probabilmente avevano paura delle ritorsioni, o erano consapevoli che molti gestori accettavano, loro malgrado o preferibilmente, da tempo, i “sottobanchi”.
Per questo è del tutto sbagliato ed inopportuno chiedere l’opinione degli operatori del settore sulla stretta di ADM sui PVR, come proposto da qualcuno. Molte delle loro opinioni non potrebbero essere libere, ma condizionate dall’attuale sistema delle infiltrazioni mafiose nel settore giochi e scommesse.

Del resto, a quanto mi risulta, solo io in Italia, da privato, faccio dal 2015 una vera guerra, soprattutto nel “Forum internazionale Infobetting”, contro tutte le illegalità nel settore. Sarebbe logico chiedersi il perché nessun altro denuncia pubblicamente e nel dettaglio i metodi e i sistemi tecnologici delle infiltrazioni mafiose. ADM, ormai, dopo quanto si è già pubblicato, è perfettamente consapevole dei problemi legati ai PVR e ai “sottobanchi”. Per cui se non si vuole fare un favore alle mafie, e si vuole la legalità e una concorrenza leale nel settore giochi e scommesse, consiglierei di non ostacolare le sue scelte.

Del resto, leggendo i dati della diffusione dei PVR sul territorio (fonte AGIMEG), risulta che sono in tutto circa 25000 e che il 75% opera nel centro sud, e principalmente in Campania e i Sicilia, ovvero dove il controllo delle organizzazioni mafiose sul territorio è maggiore. I PVR sono, in pratica, il nuovo ombrello legale dei sottobanchi. Consiglierei di controllare quanto incassano ognuno dei PVR puri, ovvero, senza retail, e se sono cifre insufficienti, probabilmente il resto lo guadagnano con i sottobanchi. E’ un dovere contrastare questo fenomeno, con maggiori controlli. Poi se qualcuno è tanto incompetente, e a questo punto, non si può nemmeno escludere anche, in singoli casi, mal consigliato da persone colluse con gli interessi delle mafie, si affronterà anche questo “minacciato contenzioso”, ma forse principalmente lo si fa solo per distogliere l’interesse da altro che non si ha il coraggio di affrontare pubblicamente.

Da un topic del forum infobetting: https://www.infobetting.com/forum/viewtopic.php?f=1&t=67527

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