Rinviato a giudizio il “re delle slot” Francesco Corallo.

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Rinviato a giudizio con le accuse di associazione a delinquere finalizzata al peculato, riciclaggio ed evasione fiscale, Francesco Corallo, noto come il “re delle slot”. La sua posizione era stata stralciata dal processo per riciclaggio tuttora in corso che vede imputati fra gli altri l’ex presidente della Camera Gianfranco Fini, la sua compagna Elisabetta Tulliani, il fratello Giancarlo e il padre Sergio. Siamo nel 2016 con l’inchiesta ‘Rouge et Noir’ che aveva portato all’arresto di Corallo e di Giancarlo Tulliani. Dieci le persone coinvolte nella vicenda, accusate di peculato, riciclaggio e sottrazione fraudolenta di imposte. Si tratta del secondo rinvio a giudizio per l’imprenditore, dopo lo stralcio della posizione disposto lo scorso novembre dalla Quarta sezione penale; una decisione presa in seguito a un vizio di notifica del decreto che aveva disposto il giudizio e la prima udienza preliminare. A Corallo viene contestata una serie di reati di associazione a delinquere finalizzata al peculato, riciclaggio, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, e dell’appropriazione di ingenti somme di denaro (oltre 85 milioni di euro) corrispondenti al mancato pagamento dei tributi erariali.  Era il 2008 e nel fascicolo della Procura si parla di un giro di riciclaggio di oltre 7 milioni di euro. Tra le operazioni contestate dall’accusa c’è la vendita della casa di Montecarlo, lasciata in eredità dalla contessa Annamaria Colleoni ad Alleanza Nazionale che Giancarlo Tulliani acquistò con i soldi di Corallo, legato al concessionario Global Starnet, proprio attraverso la creazione di due società off-shore, pagandolo poco più di 300 mila euro nel 2008 (la cessione dell’immobile nel 2015 fruttò più di un milione di dollari). Secondo gli inquirenti, in quel periodo l’attività imprenditoriale di Corallo sarebbe stata agevolata da leggi ’ad hoc’ approvate su indicazione di Gianfranco Fini. Anche l’affare immobiliare di Montecarlo, sempre secondo i magistrati, venne deciso da Fini “nella piena consapevolezza delle condizioni”.

La data del dibattimento è stata fissata per il 22 ottobre 2019 davanti ai giudici della Seconda sezione penale.

La Redazione

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