Roma, il settore del gioco come case history di “crisis comunication”. Marini (Admiral): “La crisi che si trova a gestire un’azienda di gioco è data dalla netta separazione tra la realtà e la percezione dell’opinione pubblica”

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“La crisi che si trova a gestire un’azienda di gioco è data dalla netta separazione tra la realtà e la percezione dell’opinione pubblica”. E’ l’opinione autorevole di Matteo Marini, amministratore delegato del concessionario di rete Admiral Gaming Network, ospite dell’incontro sulla “Crisis comunication” promosso da The Ruling Companies insieme con Luiss Business School presso la sede dell’Università capitolina. Il settore del gioco come case history di riferimento in un confronto sulla comunicazione aziendale in situazioni di crisi: le aziende che lavorano in questo settore vivono praticamente in una situazione di perenne crisi.

“Nel 2018 – ha spiegato Marini – sono stati pubblicati oltre duemila articoli su stampa cartacea e quasi 5mila su siti di notizie online spesso confondendo notizie sul gioco legale a quelle legate al gioco clandestino […]. Quali sono i motivi reali per cui il gioco pubblico legale, pur vivendo nell’ambito di un quadro normativo consolidato, è sottoposto ad un’esposizione mediatica prevalentemente negativa? Una motivazione potrebbe essere di natura etica: poiché il gioco si associa al concetto di vizio; un’altra può essere politica, perché attaccare il gioco porta con sé facile consenso. Altri possono essere motivi economici, come si vede dall’annoso braccio di ferro nella lotta tra Stato centrale e periferia. Oltre alla facilità e immediatezza, scarsa specializzazione nella notiziabilità del tema. Le conseguenze del danno reputazionale colpiscono l’industria e ne compromettono la tenuta legale”.

E ancora secondo il manager: “Normativa locale ai limiti del proibizionismo: espulsione gioco legale fino al 98 percento del territorio, in alcuni casi con provvedimenti inutili ai fini della lotta al Gap. Assenza di certezza del diritto: sentenze amministrative dall’esito diametralmente opposto su contenziosi oggettivamente identici (relativi a distanze da luoghi sensibili o orari di apertura). Aumento della pressione fiscale, con incremento della tassazione a carico degli operatori e dei giocatori senza uno studio di sostenibilità per l’industria. Il gioco contribuisce al 3 percento delle entrate erariali (la spesa rappresenta l’1 percento del Pil). Divieto totale di pubblicità: con la ratio di arginare il Gap, il Governo ha disposto il divieto pubblicitario per il settore compromettendo la possibilità di arginare la crisi comunicativa. […] La crisi ha stordito l’industria legale che ha mostrato logiche reattive oppositive o assenti. A questo primo atteggiamento è seguita la consapevolezza circa la necessità di informare circa gli aspetti positivi del gioco legale. Eccoli: l’offerta legale è di contrasto a quella illegale; il gioco legale – quando ben gestito – rappresenta un argine al Gap; iniziative di gioco responsabile e corretta formazione del personale a contatto con il pubblico. Oltre ad essere una risorsa economica per lo Stato (10 miliardi all’anno pari al 80 percento del costo del personale delle forze dell’ordine. Infine, il gioco legale occupa oltre 100mila addetti”. 

La Redazione

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