SgI: “Il settore italiano del Gioco legale di Stato è il più tassato in Europa. Serve riforma organica per gioco legale”

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Secondo quanto evidenziato dall’associazione Sistema Gioco Italia, intervenuta al Parlamento in merito alle misure previste nel decreto sul Reddito di cittadinanza e che prevede a titolo di copertura finanziaria proprio un incremento delle imposte sulla raccolta degli apparecchi da intrattenimento a vincita limitata, “il settore italiano del Gioco legale di Stato è il più tassato in Europa. Un’analisi sulla tassazione del comparto degli apparecchi da intrattenimento mette in evidenza una tassazione sul margine pari a ben oltre il 70% in Italia rispetto al 22% della Germania, al 25% del Regno Unito, al 38% della Spagna. Alla tassazione sulla raccolta di gioco va poi aggiunta la tassazione ordinaria di impresa. L’intero settore industriale non può sostenere una pressione fiscale di tale portata, che peraltro incide marcatamente importanti comparti della filiera industriale e ha già determinato un grave stato di sofferenza in particolare delle pmi, tanto da indurre i sindacati confederali a richiedere l’attivazione di un tavolo di crisi al Ministero dello Sviluppo Economico. Sistema Gioco Italia è la Federazione di Confindustria che rappresenta la filiera dell’industria del gioco e dell’intrattenimento e che opera per tutelare gli interessi del settore del gioco legale di Stato oggi composto di 6.000 imprese che creano un bacino occupazionale di oltre 150.000 addetti. L’effetto combinato di un continuo aumento della pressione fiscale – prosegue Sgi – continue modifiche alle condizioni di esercizio del sistema concessorio, instabilità normativa, leggi regionali con effetti espulsivi sta determinando per le imprese l’impossibilità di pianificare attività e investimenti e determinerà a breve, a scadenza delle attuali concessioni, una consistente perdita degli investimenti fatti. Già oggi, a partire dai medio -piccoli operatori si stanno avviando ristrutturazioni aziendali con conseguente perdita di occupazione e abbiamo evidenza di una migrazione di numerosi piccoli operatori verso il gioco illegale. Crediamo che la perdita dello Stato possa essere particolarmente pesante e non solo da un punto di vista del gettito erariale (per scelta degli stessi operatori di non investire in nuove concessioni in assenza di un quadro regolatorio chiaro che consenta all’imprenditore di programmare un “sano” investimento e gestire in modo altrettanto “sano” il rischio di fare impresa) ma per gli effetti sociali legati ad una recrudescenza dell’illegalità e perdita di controllo nei territori. Effetti le cui dimensioni reali in questo momento ci sembra che, francamente, sfuggano alle riflessioni politiche e istituzionali”. Da qui “la necessità di  procedere celermente con una Riforma organica ed armonica del settore del gioco lecito di Stato, ripartendo dal progetto di legalizzazione avviato dallo Stato nel 2003, in un’ottica di regolamentazione stringente del settore che sia sostenibile per i cittadini, per lo Stato e per l’industria”.

La Redazione

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