Sport in tv, 4,6 milioni di italiani fruiscono di eventi live illegali

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Continuano ad aumentare in Italia gli eventi calcistici colpiti dai pirati della tv. Se nell’ultimo campionato è stato raggiunto un numero di violazioni record con oltre 64mila eventi live, il quadruplo rispetto al 2011-2012, secondo le elaborazioni della Lega serie A nella prima metà della stagione attuale il boom sembra non arrestarsi affatto, anzi.

Alla 19ma giornata si parla già di 43.167 violazioni con una crescita record del 50% rispetto allo stesso periodo dello scorso campionato. Per combattere il fenomeno in legge di Bilancio per il 2019 sono state inserite misure ad hoc, inoltre i vertici della Lega serie A hanno messo la pirateria fra i punti in cima all’agenda. Inevitabile, di fronte a tutto questo, pensare a quanto perda di efficacia il divieto di pubblicità per giochi e scommesse previsto nel Decreto Dignità tanto caro al Ministro Di Maio.

Basti pensare, secondo dati diffusi a novembre, che in base a una ricerca Ipsos/Fapav 4,6 milioni di italiani fruiscono illegalmente di eventi sportivi live, con una stima di circa 21 milioni di atti di pirateria compiuti nell’anno passato. Il più colpito è naturalmente il mondo del calcio: 3 pirati su 4 guardano le partite di calcio. Seguono poi Formula 1, Moto GP e Tennis. Tantissimi i siti web che diffondono illegalmente le immagini live, ma anche attraverso Iptv illegali (contenuti televisivi attraverso tv online illegali) e decoder contraffatti (i “pezzotti”). Per questi un abbonamento che può includere sport, ma anche cinema, serie tv, canali per i più piccoli, documentari, può essere pagato somme variabili fra i 10 e i 20 euro. A questo si unisce il business dei siti pirata che per sostenersi fanno leva sulla raccolta pubblicitaria. Dando uno sguardo a questi canali ‘alternativi’ è quindi facile notare come fiocchino banner e proposte pubblicitarie, in particolare sul gioco d’azzardo, tramite le quali sempre più spesso operatori illegali in Italia sono liberi di farsi propaganda. Ecco che paradossalmente chi opera nella legalità si ritrova tagliato fuori dai giochi, non avendo nemmeno più la possibilità di sponsorizzare le squadre, pratica invece ben diffusa all’estero, mentre i furbi hanno la strada spianata per attirare gli utenti in barba, appunto, al divieto introdotto dal Decreto Dignità.

Non sembrano spaventare le sanzioni previste per queste forme di pirateria, anche se sono piuttosto pesanti. Per chi organizza siti con contenuti piratati o iptv i reati previsti possono essere hackeraggio, riciclaggio di denaro, reati valutari, associazione a delinquere. Senza dimenticare che c’è l’articolo 473 del Codice penale che indica multe dai 2.500 euro ai 25mila euro, oltre alla reclusione da sei mesi a tre anni, per chi vede contenuti attraverso Iptv illegali. “Tanto è stato fatto, ma molto è ancora da fare, partendo da un processo di educazione sociale, in particolare rivolto ai giovani, con l’ausilio delle autorità competenti e degli altri player interessati”, ha detto Veronica Diquattro, Executive vicepresident Italy di Dazn. Anche il presidente della Lega Serie A, Gaetano Miccichè, ha evidenziato come sia “necessario che le istituzioni, le autorità e le forze dell’ordine proseguano in questa lotta, anche perché l’evoluzione tecnologica fornisce sempre nuove armi alla pirateria e rende necessario un monitoraggio costante e una risposta dinamica con nuove soluzioni, anche da un punto di vista normativo”. L’aumento della pirateria crea infatti molti problemi anche agli stessi club, dato che oltre a perdere dalla prossima stagione i contratti pubblicitari con il settore del gioco pubblico, nei contratti per il triennio in corso con Sky e Dazn hanno inserito compensi variabili in funzione del numero di abbonati.

Sul tema è intervenuto anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Vito Crimi, che dopo aver ricevuto una proposta sponsorizzata su Telegram ha chiesto di “denunciare la pirateria televisiva che danneggia le pay tv e l’economia del nostro Paese”. Per il sottosegretario Giancarlo Giorgetti, intervistato da Sky Sport, “la pirateria non è un atto di furbizia, ma qualcosa che deve essere sanzionato. Certo, è un percorso su cui non bastano le leggi, ma deve crescere complessivamente il senso civico”. Con la legge di Bilancio per il 2019 è stata introdotta una misura che rafforza la lotta alla pirateria, affiancando alla Lega Serie A anche i broadcaster e detentori di diritti. La nuova norma dispone anche misure per impedire la reiterazione della violazione, con un “Daspo online” per siti e server pirata.

In Inghilterra, a differenza dell’Italia, per i contenuti sportivi protetti dal copyright la Premier League e gli Internet service provider hanno trovato un accordo che poi è stato reso esecutivo dall’Alta Corte di Giustizia di Londra. Praticamente è prevista l’inibizione non solo dell’accesso ai domini (Dns) dei siti pirata come previsto dal regolamento Agcom, ma anche dell’accesso ai server che consentono a tali siti pirata di operare.

Antonio Bargelloni

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