Stop pubblicità, i tecnici del mef: “le entrate caleranno di 150 milioni”

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Il divieto totale di pubblicità ai giochi previsto dal Decreto Dignità potrebbe far calare il volume della raccolta «intorno al 5%. Considerato che nel 2017 i giochi numerici e le lotterie hanno assicurato all’Erario un introito pari a circa 3 miliardi di euro e che la proiezione dei dati per il 2018 conferma tale trend», il divieto «potrebbe comportare una riduzione, a regime, pari a 150 milioni di euro l’anno». È la stima contenuta nella relazione tecnica del Mef che accompagna il decreto Dignità, da oggi all’esame delle Commissioni Finanze e Lavoro della Camera.

Secondo i tecnici, il divieto di pubblicità «comincerebbe ad avere impatti negativi sulle entrate erariali non immediatamente, ma dopo 4-5 mesi. Pertanto è ragionevole ritenere che il corrente anno non registrerebbe impatti negativi di rilievo: questi verrebbero avvertiti a cominciare dal 2019, sebbene in forma ridotta nel primo semestre».

In particolare, il minor gettito nel 2019 sarebbe pari a 112 milioni, per poi andare a regime (nel 2020 e nel 2021) a meno 150 milioni.

«Tale stima presuntiva – si legge ancora nella relazione tecnica – è avvalorata dai seguenti dati. L’ammontare complessivo degli investimenti pubblicitari e delle sponsorizzazioni nel settore dei giochi numerici e delle lotterie è pari a circa 50 milioni l’anno. Ipotizzando che il ritorno in termini di ricavi sia pari agli investimenti, si avrebbe che la pubblicità e le sponsorizzazioni producono per i concessionari maggiori ricavi pari a 50 milioni l’anno, dovuti all’incremento del giocato».

Dai dati in possesso dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli relativi agli introiti erariali in questi settori e agli aggi spettanti per legge, continua la relazione tecnica, «ai concessionari emerge che, per ogni punto di aggio spettante al concessionario, il ritorno per l’erario è pari a circa 3 volte». Quindi, «un mancato ricavo di 50 milioni dovuto all’abolizione della pubblicità darebbe un minore introito erariale paragonabile a quello stimato».

Fonte: Agipronews

A. Bargelloni 

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