Tar Lombardia ribadisce la bontà del distanziometro, soddisfazione dell’autrice della legge regionale

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Nuova sentenza favorevole alle iniziative dei Comuni nella lotta alla ludopatia, in particolare all’adozione del “distanziometro”.
Il Tar Lombardia ha respinto la domanda cautelare presentata da una società di gioco contro il diniego della licenza da parte della Questura di Milano. Il locale in questione, a Verano Brianza (MB), «risulta incompatibile con la destinazione sia urbanistica, sia edilizia dell’immobile», si legge nell’ordinanza. Il Comune, inoltre, ha il potere «di individuare nuovi centri di aggregazione, integranti aree sensibili» rispetto alla legge regionale contro la ludopatia, che prevede almeno 500 metri di distanza tra apparecchi da gioco e luoghi come scuole e chiese.
Il Comune di Verano Brianza aveva osteggiato la nascita della una nuova sala, prevista lungo la via Comasina nella struttura che ospitava un ristorante pizzeria.
«A seguito di alcune segnalazioni, i nostri agenti di polizia locale e il responsabile del nostro ufficio tecnico hanno effettuato un sopralluogo riscontrando l’avvio di un cantiere non debitamente segnalato e hanno intuito che la prossima destinazione del locale sarebbe quella del gioco d’azzardo», aveva spiegato il vicesindaco Samuele Consonni. L’ufficio tecnico aveva dunque emesso un’ordinanza che ha imposto l’immediata sospensione dei lavori. Due giorni prima la giunta si era riunita deliberando nuovi “punti sensibili” nella già esistente mappatura per il contrasto al gioco patologico.

Sulla sentenza è intervenuta Viviana Beccalossi, ex assessore Fdi, ora consigliere del Gruppo Misto alla Regione Lombardia e autrice nel 2013 della legge regionale Lombarda contro il gioco patologico. “Il Tar Lombardia – afferma in una nota – ha confermato la validità della legge lombarda contro la ludopatia e che gli apparecchi devono rimanere lontano da scuole, ospedali, oratori e centri sportivi, proteggendo i centri abitati dal proliferare delle slot. Fa piacere che i sindaci lombardi abbiano ancora un punto di riferimento nella nostra legge”. Antonio Bargelloni

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