Tar Marche respinge ricorso società contro regolamento comunale: “La società che investe in una sala giochi si assume volontariamente il rischio”

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Pesa come un macigno la sentenza dei giudici del Tar Marche che hanno respinto il ricorso di una società contro il regolamento del Comune di Civitanova Marche sull’introduzione del distanziometro per le attività di gioco danneggiando, doppiamente, la società che, inizialmente, si era vista autorizzare i permessi per la ristrutturazione dei locali che avrebbero dovuto ospitare una sala giochi.

“Una società , nel momento in cui decide di procedere con i lavori di ristrutturazione dei locali prima di ottenere l’autorizzazione definitiva da parte della Questura e nelle more di un procedimento ancora pendente, si è assunta volontariamente il rischio che lo stesso potesse concludersi con un diniego; e ciò tanto più se si considera che il percorso seguito dal legislatore – nazionale prima e regionale poi – volto a limitare l’accesso al gioco lecito e a prevenire il fenomeno delle ludopatie, quale forma di tutela della salute pubblica, è iniziato da tempo ed è ormai notorio, soprattutto agli operatori del settore”.

Con questa, e altre motivazioni, i giudici amministrativi hanno spiegato la propria decisione. E ancora: “Le disposizioni regionali limitative della collocazione nel territorio delle sale da gioco e delle apparecchiature per giochi leciti (tra cui rientra anche l’imposizione di una distanza di rispetto dai luoghi sensibili), in quanto precipuamente finalizzate a tutelare soggetti ritenuti maggiormente vulnerabili e ad evitare effetti pregiudizievoli per la salute pubblica, sono state, in più occasioni e sotto diversi aspetti, ritenute legittime sia dalla Corte Costituzionale  sia dal giudice amministrativo – che ha affermato la legittimità di interventi di contrasto della ludopatia basati sul rispetto di distanze minime dai luoghi “sensibili”, conformemente ai principi ricavabili dal contesto della normativa statale di riferimento. Inoltre, non va taciuto che la previsione di limitazioni territoriali alla collocazione di nuove sale scommesse, videolotterybingo e negozi dedicati costituisce espressione di un’ampia discrezionalità dell’Amministrazione competente, limitatamente sindacabile in sede giurisdizionale. Con riferimento al caso di specie, la disposizione (art. 5, comma 2, della legge regionale delle Marche n. 3 del 2017) che stabilisce una distanza di 500 metri dai luoghi sensibili (ancorché calcolata sulla base del raggio e non sulla base del percorso pedonale più breve) appare adeguata e proporzionata allo scopo della prevenzione del fenomeno della ludopatia e della tutela della salute dei soggetti più deboli, obiettivi questi già valorizzati dal giudice costituzionale come perfettamente sussumibili tra quelli che, ai sensi dell’articolo 41 Cost., possono giustificare limitazioni all’iniziativa economica privata . Ciò in quanto le esigenze di tutela della salute sono, per giurisprudenza pacifica, del tutto prevalenti rispetto a quelle economiche nel bilanciamento dei contrapposti interessi. Pertanto, ove detta limitazione spaziale non si traduca nella concreta ed assoluta impossibilità di esercizio delle attività di gioco lecito su tutto il territorio regionale (e tanto non è stato dimostrato dalla ricorrente neppure attraverso l’allegata perizia tecnica a firma dell’architetto Roberto Meneghetti di Padova, la cui indagine è stata condotta sui soli territori dei Comuni capoluoghi di Provincia), anche il criterio della distanza calcolato sulla base del raggio va considerato adeguato e proporzionato allo scopo della prevenzione del fenomeno della ludopatia e della tutela della salute dei soggetti più deboli. Al riguardo, si osserva che il giudice amministrativo si è espresso sulla legittimità di disposizioni che fissano addirittura in 300 metri l’ampiezza del raggio di interdizione , ritenendo non verificato, neppure in tal caso, l’effetto espulsivo. Nella citata pronuncia si evidenzia, in particolare, che dall’eventuale collocazione delle sale-gioco in aree periferiche e marginali non può derivare la formulazione di un giudizio d’irragionevolezza e di non proporzionalità del dettato normativo preso in esame, rispetto ai preminenti interessi perseguiti dal legislatore (nazionale e regionale) di contrasto della ludopatia e di tutela della salute dei soggetti più vulnerabili; è proprio per l’esigenza di protezione dei soggetti “deboli”, che la Corte Costituzionale ha già una volta ritenuto meritevole di considerazione, a legittimare un regime di divieti che comporti la ricollocazione delle attività di gioco lecito, in modo da ridurre per quanto possibile la loro forza attrattiva, a tutela della salute della popolazione. Ed è evidente che un simile regime interdittivo non potrà che avere quale effetto quello di spingere verso i margini dette attività. Ebbene, la perizia invocata dal ricorrente, se certamente dimostra la descritta marginalizzazione, non prova invece l’effetto espulsivo delle attività di gioco lecito, posto che risultano comunque disponibili delle aree, seppur esigue e marginali, idonee a ospitarle”.

La Redazione

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