Tar Umbria boccia ricorso società su distanziometro: “provvedimento comunale tutela salute pubblica”

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Il Tar Umbria ha bocciato il ricorso della società Caffè Roma srl che si opponeva a una deliberazione del Comune di Amelia  su “Regolamento comunale per la prevenzione ed il contrasto del gioco d’azzardo patologico”. La società gestisce un’attività di ristorazione nei cui locali”, si legge nella premessa della sentenza, come riporta GiocoNews “sono collocati gli apparecchi comma 6”, slot machine che consentono vincite in denaro. A riguardo, i giudici amministrativi hanno ritenuto che “Il regolamento impugnato contiene puntuale motivazione in ordine alle esigenze di tutela della salute pubblica, e di prevenzione e contrasto alle dipendenze da gioco”. Il Tar vede nel provvedimento comunale “una valenza fortemente preventiva, in quanto non mira solo a ridimensionare il fenomeno esistente, sia palese che sommerso e non registrato nei dati ufficiali, ma anche a evitare ulteriori casi di ludopatia”, e per questo motivo respinge su ogni punto le motivazioni della società ricorrente, dando piena ragione al comune di Amelia.

Smontata dunque l’intera difesa della Caffè Roma srl secondo cui il provvedimento avrebbe dovuto essere annullato per una serie di motivi legati a “motivazione insufficiente e generica”, ma anche “eccesso di potere” e “violazione della Intesa Stato Regioni in materia di orari di funzionamento degli apparecchi”, oltre che per la “manifesta illogicità del provvedimento impugnato, nella parte in cui ha sottoposto al rispetto della distanza minima dai luoghi sensibili oltreché l’apertura anche il trasferimento di sede e la variazione di tipologia di gioco” e “incompetenza ed eccesso di potere del provvedimento impugnato per carenza di potere ed erroneità dei presupposti, nella parte in cui contempla una disciplina limitativa dell’aumento del numero degli apparecchi ex art.110 del Tulps, rientrante nella competenza dello Stato”. Oltre al fatto che, per la società e i suoi difensori, il provvedimento potesse ritenersi illegittimo “per alterazione della concorrenza, nonché eccesso di potere sotto il profilo della disparità di trattamento e della manifesta ingiustizia”, poiché “il regolamento impugnato ‘tralascia di considerare gli effetti delle altre forme di gioco; basti pensare ai gratta e vinci e agli altri giochi puramente aleatori’ “.

Nelle motivazioni del Tar tuttavia si sottolinea come tra gli obiettivi di un’amministrazione locale ci sia quello di “individuare e porre in essere idonee misure volte ad eliminare o quantomeno contenere i fenomeni legati al vizio del gioco, attivando un sistema di prevenzione che tuteli i soggetti più deboli e vulnerabili della popolazione, nel rispetto della libertà personale e dell’iniziativa imprenditoriale”. Inoltre, scrive il Tar “Nell’attuale momento storico la diffusione del fenomeno della ludopatia in ampie fasce della società civile costituisce un fatto notorio o, comunque, una nozione di fatto di comune esperienza, come attestano le numerose iniziative di contrasto assunte dalle autorità pubbliche a livello europeo, nazionale e regionale”.

La Redazione

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