Ucraina, dallo sport in guerra: tutti gli atleti che combattono in prima linea

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La guerra in Ucraina ha colpito profondamente anche il mondo dello sport, sul vero senso della parola, arruolando in prima linea atleti grandi atleti. Tanti sono morti. Come l’ucraino Yevhen Malyshev, non ancora ventenne, che faceva parte della nazionale giovanile di biathlon ed è stato ucciso durante i combattimenti. Morto anche Dima Martynenko, attaccante 25enne dell’FC Hostomel, la scorsa stagione era stato premiato come miglior giocatore della seconda divisione di cui era stato capocannoniere. E’ stato ucciso da una bomba caduta sulla sua casa. Stessa sorte toccata a Sapylo, 21enne calciatore del Karpaty, originario del villaggio di Sokilnyky (vicino Leopoli) ucciso in una battaglia nei pressi di Kiev. Medagliati o sconosciuti, sono oggi in prima fila in una difesa straziante: dall’ex campione di ciclismo Andrei Tchmil al fuoriclasse del nuoto, il 25enne Mykhaylo Romanchuk, amico dell’azzurro Gregorio Paltrinieri: “Gli ho detto molte volte che, se avesse voluto, sarebbe potuto venire in Italia, lo avrei ospitato io. – ha detto l’italiano – Ma preferisce restare lì, vuole combattere fino alla fine”. (https://www.avvenire.it/agora/pagine/lo-sport-in-guerra-gli-eroi-e-i-dissidenti) Un coraggio eroico che accomuna uomini e donne: Yuliia Dzhima, oro olimpico nella staffetta del biathlon a Sochi 2014 si è arruolata nell’esercito. Con lei anche il collega biatleta, Dmytro Pidruchnyi, campione del mondo dell’inseguimento a Oestersund 2019.

Ma in divisa sono finiti anche Dmytro Mazurtsjuk, che solo poche settimane fa era impegnato alle Olimpiadi di Pechino nella combinata nordica. Poi ci sono i pugili Vasyl Lomachenko, campione olimpico dei pesi leggeri nel 2012 e campione del mondo in tre diverse categorie: nei giorni scorsi avrebbe dovuto salire sul ring per riconquistare la cintura dei pesi leggeri ma non ha esitato a salire sulle barricate. Senza dimenticare però Oleksandr Usyk, il campione del mondo dei pesi massimi che prima di lanciarsi in battaglia aveva esortato la Russia: “Mi rivolgo al popolo russo. Se ci considerate fratelli ortodossi, non lasciate che i vostri figli e il vostro esercito vadano nel nostro Paese, non combattete con noi. Mi rivolgo anche al presidente Vladimir Putin. Puoi fermare questa guerra”. E dalla boxe arrivano anche i fratelli Klitschko: Vitali, oggi sindaco di Kiev ma ex campione dei pesi massimi negli anni 2000, e suo fratello minore Wladimir, anche lui ex campione dei massimi per due volte.

C’è poi il tennista Sergiy Stakhovsky, oggi 240° nel ranking Atp, noto soprattutto per aver battuto Roger Federer al secondo turno di Wimbledon nel 2013. Il giocatore oggi 36enne, pur senza alcuna esperienza, prenderà le armi sapendo bene quale destino lo attende: «Non potevo rimanere a guardare. Resisteremo ma ammettiamolo, la Russia è un paese di 140 milioni di persone che si estende dall’Europa all’Alaska, sarà molto difficile resistere a lungo”.

La Redazione

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