Zapponini (SgI) invita al dialogo per un “modello vincente per tutti: Stato, industria e consumatori”

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Punta al dialogo il presidente di Sistema gioco Italia, Stefano Zapponini, per perseguire “un modello che possa rivelarsi vincente per tutti: Stato, industria e consumatori, mentre in questo momento le criticità normative e il conflitto con i territori rendono l’attuale sistema perdente, per tutti”. Lo ha dichiarato intervenendo al focus di Acmi dedicato allo sviluppo tecnologico e alla sicurezza nel mondo del gioco ‘A tutela del consumatore, tenutosi a Roma. Per Zapponini l’obiettivo principale è “ritrovare unità nel settore e individuare una visione comune tra le categorie, per portare avanti le istanze come industria”.  A tal proposito il presidente SgI ha presentato due proposte: “la prima è quella di individuare un percorso comune condiviso dell’intera filiera per adottare degli standard da seguire nella promozione del gioco e nel marketing, rendendoli sostenibili. La seconda proposta è quella di ritrovarci in un incontro pubblico con tutte le forze interne al settore per avviare un confronto diretto, mettendo a disposizione la prossima assemblea di Sistema gioco Italia in programma per giugno alla quale invitiamo a partecipare anche Confcommercio e Confesercenti”. Cinico e critico nei confronti del Governo e della politica messa in atto in materia di gioco Zapponini ha aggiunto: “Dobbiamo dare atto a questo Governo di avere se non altro compreso la necessità e l’urgenza di una riforma generale del comparto del gioco pubblico visto che nel decreto Dignità era stato previsto espressamente un impegno da parte dell’Esecutivo di attuare un riordino. Anche se non è ancora avvenuto, dobbiamo confidare che ciò avvenga. Si tratta di aspetti positivi che, a mio giudizio, sarebbe un errore ignorare. Ciò premesso – non si può certo non notare comunque le altre criticità provocate dallo stesso Governo visto che i quattro aumenti del prelievo erariale in sei mesi sono qualcosa di difficilmente digeribile e sostenibile per le imprese.Come pure abbiamo visto come le altre misure previste dal decreto Dignità, e mi riferisco al divieto totale di pubblicità, sono risultate inapplicabili e hanno richiesto interventi riparatori da parte della autorità”. 

La Redazione

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