A Lissone amministrazione anti slot

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Anche a Lissone, nella provincia di Monza – Brianza, il pericoloso fenomeno della ludopatia sta prendendo piede in modo massiccio e preoccupante. Dati alla mano, la spesa pro capite registrata nella città nel solo anno 2016 ha superato la cifra di 2.170 euro, superiore quindi alla media nazionale. Poco confortante il fatto che i giocatori siano leggermente in flessione rispetto al 2015 -2.250-, la necessità di strutturare interventi di contenimento diviene ora prioritaria e non procrastinabile.

Sindaco in prima linea

L’attività anti ludopatia messa in atto dalla prima cittadina Concetta Monguzzi, è seguita a una attenta indagine e monitoraggio dei dati forniti, a seguito di espressa richiesta, dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato. Attraverso una conferenza stampa dedicata anche allo spinoso e attuale argomento, la sindaca ha sottolineato l’importanza della consapevolezza in capo ai cittadini del paese, tanto da poter portare aventi un percorso volto ad arginare fattivamente il gioco d’azzardo.

Cospicui introiti erariali

Ammonta a più di dieci milioni di euro l'”incasso” per il fisco proveniente dal gioco d’azzardo nel territorio di Lissone. Poco consola la precisazione a cura dei Monopoli circa la non appartenenza di soli residenti ai dati emersi, la prepotenza e insindacabilità delle cifre deve tradursi in un diverso sistema di porsi di fronte al problema. Cooperazione prima di tutto, le energie disponibili nell’area geografica interessata, siano esse sanitarie, sociali, di controllo, devono essere ottimizzate tanto da non disperderne l’efficacia soprattutto in termini di prevenzione.

Percorso già tracciato

Inizia cinque anni fa il progetto in capo alla amministrazione Monguzzi, denominato “No slot“, basato sulla condivisione e il coinvolgimento di ventisei esercizi pubblici in contrapposizione al diffondersi del gioco. Con interventi normativi che già interessano molte realtà sul territorio nazionale, sono state individuate 71 aree all’interno delle quali deve essere rispettata la distanza di 500 metri fra sale giochi e scommesse e i cosiddetti “luoghi sensibili”, identificati in scuole di ogni ordine e grado, oratori e centri di aggregazione giovanile, strutture sanitarie, chiese.

Scritto da: Giancarlo Portigliatti

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