Astro commenta la proposta di legge sul Gap in Veneto

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Grande attesa a palazzo della Regione Veneto per la votazione del Consiglio sulla proposta di legge sulla prevenzione, il contrasto e la cura del gioco d’azzardo patologico (GAP). A tal proposito l’associazione AsTro ha pubblicato una sintesi esplicativa della legge accompagnata da alcune brevi osservazioni.

“La prima parte del progetto di legge è dedicata all’indicazione delle strategie d’intervento per prevenire il fenomeno del GAP. In tale ambito, è prevista la creazione di un Tavolo Tecnico permanente presso la Giunta Regionale composto dal direttore della struttura regionale in materia di servizi sociali (in qualità di presidente), un rappresentante per ogni dipartimento per le dipendenze delle aziende sanitarie e da tre rappresentanti del terzo settore con esperienza di attività nel trattamento del GAP.

Non è prevista, invece, la partecipazione di una rappresentanza degli operatori del settore del gioco che, a nostro avviso, avrebbero potuto invece fornire utili contributi per la prevenzione del gioco d’azzardo patologico grazie alla loro esperienza maturata “sul campo” e, allo stesso tempo, contribuire ad elevare il proprio grado di “consapevolezza” e “responsabilità”.

La presenza dei rappresentanti degli imprenditori del settore in tali tavoli tecnici ed analoghi organismi collegiali in cui sono presenti esponenti del settore socio-sanitario (oltre ai rappresentanti delle istituzioni politiche) può rappresentare anche un proficuo veicolo di aggiornamento con riguardo alle innovazioni tecnologiche utili a scoraggiare un utilizzo malsano degli apparecchi da gioco.

Non possono che essere accolte positivamente quelle previsioni che prevedono programmi di formazione e di aggiornamento degli operatori di polizia locale e dei titolari e del personale delle sale gioco e per gli altri esercenti (ad es. baristi e tabaccai) che gestiscono apparecchi. La nostra associazione si è distinta in questo ambito promuovendo, già in altri contesti regionali, iniziative di questa portata ed anche fornendo il contributo di propri esperti nel ruolo di istruttori.

L’altra parte del progetto di legge è invece dedicata alle limitazioni territoriali per la collocazione degli apparecchi, in linea con le più recenti normative regionali. Anche qui è prevista una distanza minima di 300m (per i comuni con popolazione inferiore a 5mila abitanti) e di 500m (per i comuni con popolazione superiore a 5mila abitanti) da una serie di luoghi sensibili (art. 7). Ci siamo già più volte espressi sull’afflittività di tali limitazioni a scapito delle imprese del settore che operano nella legalità senza che, a fronte di tale pregiudizio, siano stati dimostrati risultati positivi nella lotta al GAP.

Altro motivo di perplessità, comune, sotto questo aspetto, a tutte le normative regionali, riguarda l’inserimento tra i luoghi sensibili di spazi che non presentino concretamente tale natura: tra gli altri, l’esempio più eclatante, con riguardo al progetto di legge in esame, è quello delle stazioni ferroviarie e di autocorriere. Inoltre, la distanza di 500m appare eccessiva rispetto alle stesse esigenze che si asserisce di salvaguardare ed è tale, rapportata al numero rilevante dei luoghi considerati sensibili, da rendere praticamente impossibile l’avvio di nuove attività. A ciò si aggiunga che la stessa proposta di legge limita l’apertura di nuove attività nelle sole zone destinate dai piani urbanistici ad attività produttive. Si tratta di un limite che, aggiunto a quello rappresentato dal c.d. distanziometro e agli ulteriori poteri di pianificazione territoriale riservati ai comuni (attraverso i quali possono essere introdotte nuove limitazioni), determina il sostanziale divieto di insediamento di nuove attività.

Altro elemento che suscita perplessità è la facoltà riconosciuta ai Comuni di stabilire distanze ancor più penalizzanti e di inserire ulteriori luoghi sensibili rispetto a quelli già elencati nella legge regionale (art. 6). E’ evidente che tale previsione, così come formulata, non fa che alimentare una situazione di incertezza del quadro normativo, tale da scoraggiare o mettere a rischio qualsiasi forma di investimento. Va invece apprezzata la scelta del legislatore regionale veneto di salvaguardare le attività già esistenti. Tale scelta è dimostrazione di rispetto dei principi generali dell’ordinamento, posti a tutela della certezza del diritto, ma è anche sintomo di una sensibilità politica che trova riscontro in un equilibrato bilanciamento tra l’esigenza di tutela della salute pubblica con quelle della continuità imprenditoriale e della salvaguardia dell’occupazione.

Come pure appare ragionevole limitare le fasce orarie giornaliere di interruzione delle attività di gioco ad un massimo di sei ore, in sintonia con quanto stabilito dall’Intesa raggiunta in sede di Conferenza Unificata Stato-Regioni – EELL. Ci siamo però già permessi di segnalare, in sede di audizione di fronte alla V Commissione Consiliare, l’esigenza di evitare la frammentazione degli orari di apertura delle sale o di consentirne l’operatività soltanto nelle ore notturne. E’, infatti, ampiamente dimostrato che una frammentazione degli orari di apertura, suddivisi in una serie di intervalli temporali ristretti, alimenti i fenomeni compulsivi che connotano l’identikit clinico del giocatore patologico”.

La Redazione

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